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Indonesia: stretta contro i gruppi fondamentalisti

Il presidente indonesiano Widodo - AP

Il presidente indonesiano Widodo - AP

In Indonesia un decreto presidenziale ha rafforzato i poteri del governo per contrastare con maggiore efficacia i gruppi estremisti islamici che negli ultimi tempi stanno facendo registrare una preoccupante diffusione. Sarà possibile ora sciogliere qualsiasi movimento che, si ritenga, attenti all’unità e alla sicurezza nazionale. Lo scopo è quello di salvaguardare i principi di tolleranza religiosa, pluralismo e democrazia multiculturale, che da sempre sono alla base dell’Indonesia. Sui motivi che hanno portato alla decisione, Giancarlo La Vella ha intervistato Paolo Affatato, esperto di Asia dell'Agenzia Fides:

R. - È un passo molto importante. Ricordiamo che in questo momento diversi gruppi radicali hanno fatto capolino nel sud-est asiatico: vicino all’Indonesia c’è l’arcipelago delle Filippine tuttora impegnato nel cercare di sconfiggere un gruppo che ha giurato fedeltà all’Is e che ha occupato clamorosamente la città di Marawi. L’episodio ha destato preoccupazione nei governi dell’area e si sa che proprio lo Stato Islamico, il Califfato, ha teso le sue reti per la propaganda per cercare di fomentare, di fare proseliti, presso i musulmani che sono nella parte orientale del continente asiatico. Questa situazione ha generato questo passo importante del governo indonesiano.

D. - Non dimentichiamo che l’Indonesia è il più grande Paese islamico. È una decisione che potrebbe innestare delle frizioni?

R. - Questo provvedimento, che mira in effetti a sconfiggere l’Islam radicale, è stato condiviso da numerose organizzazioni musulmane indonesiane che hanno chiesto al governo di bandire dei gruppi che si erano caratterizzati come violenti e anche come anti-democratici. L’Indonesia è fondata su una carta dei cinque principi, che sono riassunti nel motto “Unità nella diversità”, che comprendono la democrazia, l‘umanità, il credere in un unico Dio, la giustizia. I musulmani indonesiani hanno condiviso l’architettura dello Stato, laddove alcuni gruppi radicali la mettono in discussione. Sono stati i primi a segnalarli e a chiedere al governo dei provvedimenti molto chiari. Un altro elemento importante negli ultimi mesi, che ha fatto forse accelerare questa presa di posizione del presidente  indonesiano, è stato un sondaggio di un noto centro studi di Giacarta. Secondo questo sondaggio circa il nove percento degli indonesiani, cioè 20 milioni di persone in uno Stato che ne ospita oltre 250 milioni, concorda nel sostituire il sistema democratico in Indonesia con un Califfato islamico. Questi dati hanno generato un piccolo terremoto a livello istituzionale, nel dibattito pubblico, nelle comunità religiose e, frutto di questo dibattito, è stato questo provvedimento del governo indonesiano.

D. - Ricadute positive per le minoranze religiose tra cui quelle cristiane?

R. - Le minoranze religiose sono accanto alla maggior parte dei musulmani indonesiani nel promuovere un’Indonesia fondata sulla cittadinanza, sui diritti umani, sul rispetto dell’altro, sull’armonia religiosa, su questo principio dell’unità nella diversità. Poi c’è il tema del pluralismo, tema che tra l’altro sarà al cento di uni incontro di giovani cattolici di tutto il continente asiatico che si terrà a Giava, nella città di Yogyakarta, nella prima settimana del mese di agosto. Quindi la Chiesa indonesiana ha accolto con favore questo provvedimento e ha rafforzato la sua posizione nel promuovere appunto una Nazione sempre basata sul rispetto dell'altro, sul principio della cittadinanza e sull’armonia.