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Confcooperative: le aziende guidate da donne escono prima dalla crisi

Le cooperative donne tirano la ripresa - AFP

Le cooperative donne tirano la ripresa - AFP

Su un totale di oltre 6 milioni di imprese, quasi il 22% è guidato da donne. E ciò che sorprende è che negli ultimi anni queste aziende sono riuscite a reagire meglio alla crisi. E' quanto emerge dal focus “Donne al lavoro, la scelta di fare l'impresa” del Censis e di Confcooperative. Il servizio di Alessandro Guarasci:

La ripresa, seppur debole, è donna in Italia. Fra il 2014 e il 2016 l'incremento delle imprese femminili è stato dell'1,5%, il triplo rispetto alla crescita del sistema imprenditoriale che non è andato oltre lo 0,5%. La vera sorpresa è nell'andamento dell'occupazione nelle libere professioni. Il saldo positivo totale, a fine periodo, è di 259 mila professionisti, di cui 170 mila sono donne e i restanti 89 mila uomini.  

Per Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative "il modello cooperativo, le professioni, perché anche su questo c’è stato un incremento, consentono una maggiore flessibilità rispetto al lavoro dipendente che ha i suoi turni, i suoi orari. La possibilità di dedicarsi a settori importanti come quello agroalimentare, soprattutto nel versante più che della produzione primaria quello della trasformazione del prodotto agricolo. Ed ancora: la ricettività turistica non solamente i bed and breakfast, ma la ricettività unita all’esaltazione e alla valorizzazione dei beni culturali. Quindi è anche molto interessante perché questi settori sono sicuramente una grande materia prima per il nostro Paese”.

Le imprese rosa, sostengono Censis e Confcoopertaive, nascono soprattutto nelle regioni centrali (+2,0%), al Sud (+1,8%). Pina Amarelli, a Rossano in Calabria, guida una storica azienda di liquirizia, e afferma che "le donne hanno una maggiore capacità di flessibilità, di adattamento, di ascolto, di comprensione. Però nello stesso tempo sanno anche, con mano leggera ma polso fermo, dove devono andare e spesso direi anche in maniera decisa”.

L'investimento in capitale umano realizzato negli ultimi decenni dalle donne, ricorda la ricerca, ha fatto salire al 53,5% la quota delle donne laureate tra le occupate. Insomma, innovazione e ricerca, dice ancora Gardini, che sottolinea come "c’è sicuramente una capacità di innovare, di spremere le meningi, e quindi questo è sicuramente positivo. Non sarà sufficiente, occorrono anche gli strumenti a partire dal credito che è stato un elemento di criticità. Quindi queste cose non avvengono per miracolo, ma vanno alimentate e sostenute”.

Per Pina Amarelli conta anche la ricerca delle tradizioni del territorio. "Le donne sono molto attente: attente alle persone, a valorizzare il talento delle persone, seguendo anche quelli che sono i dettami del Vangelo - afferma - E poi l’altra cosa importante è che le donne sono attente anche alla responsabilità sociale, quindi al ruolo pubblico dell’azienda, anche se è un’azienda privata: cioè al ruolo che riveste un’azienda in un territorio”