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Francia: Macron: "Riavviare i negoziati per il Medio Oriente"

Il presidente francese, Macron, e il premier israeliano, Nétanyahu.  - EPA

Il presidente francese, Macron, e il premier israeliano, Nétanyahu. - EPA

Necessaria una ripresa dei negoziati per la risoluzione della crisi mediorientale. Lo ha dichiarato il Presidente francese, Macron, in occasione della visita a Parigi, del premier israeliano Nétanyahu, assicurando la collaborazione della Francia. I particolari da Paola Simonetti:

“Una soluzione a due Stati”. Lo ha chiesto il Presidente francese, Macron, in una dichiarazione congiunta all'Eliseo con il Capo del governo israeliano Nétanyahu, in visita a Parigi. Un riavvio dei negoziati sul fronte del conflitto israelo-palestinese sarebbe dunque necessario, per Macron che ha sottolineato come Israele e Palestina debbano essere in grado di "vivere fianco a fianco all'interno di confini sicuri e riconosciuti, con capitale Gerusalemme. Richieste, tuttavia, difficili da attuare, come spiega Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata:

R. - Quella francese è una posizione difficile, una missione quasi  impossibile. La posizione di Macron è in linea con le richieste che sono emerse in tutti gli accordi di pace arabo-israeliani almeno da Oslo dal 1993, quando Rabin e Arafat si stringono la mano. Per la prima volta un leader arabo ed uno israeliano si stringono la mano. C’erano allora grandissime speranze, probabilmente lo ricordiamo tutti. Eppure oggi la situazione in Israele nei Territori occupati è drammatica: in Cisgiordania ci sono continui scontri, check point delimitano le zone abitate dagli israeliani da quelle abitare dai palestinesi. Netanyahu all’inizio dell’anno ha annunciato la costruzione di quattromila nuove abitazioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Quindi capite bene che non dobbiamo farci  delle grosse illusioni.

Una posizione quella di Macron, che sembra avvicinarsi alle ultime esternazioni del Presidente americano Trump, ma che vede sfumature assai diverse. Ancora Mercuri:

R. - Sicuramente Macron è molto più vicino a Trump di quanto ci saremmo aspettati sia per quanto riguarda la posizione nei confronti di Netanyahu - e quindi l’idea di 'due popoli in due Stati' - sia sulla questione siriana. Ricordiamo che Macron di recente ha appoggiato il cessate il fuoco nel sudovest della Siria che il Presidente americano ha concordato con Putin durante il loro recente incontro. Tuttavia dobbiamo ricordare che Netanyahu rifiuta questo accordo supportato da Trump, da Macron e da Putin perché rafforzerebbe la presenza iraniana nelle aree vicine allo Stato di Israele, dunque nelle alture del Golan. Questo potrebbe costituire un grosso ostacolo anche al dialogo francese con Netanyahu. Poi c’è un secondo elemento: la Francia ha di recente siglato un accordo con Teheran per lo sfruttamento del South Pars  un giacimento iraniano e – come sapete bene – l’Iran è visto come il fumo negli occhi da Israele.

Certamente, un tavolo di negoziato sulle richieste del Presidente francese per Israele sembra essere ancora lontano, come conclude Michela Mercuri:

R. - È molto difficile soprattutto perché il Presidente Trump ha sì criticato in qualche modo la politica degli insediamenti israeliani e ha più volte ribadito la politica dei “due popoli due Stati”, però dall’altra parte è molto più vicino a Netanyahu del suo predecessore. La visita di Trump in Israele è simbolica di questo avvicinamento. Inoltre Trump appoggia palesemente la politica anti-iraniana a tutto vantaggio di Israele. Netanyahu esce molto rafforzato dalla presidenza Trump e questo potrebbe essere un discrimine importante nel suo ruolo per un dialogo con i palestinesi.