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Chiesa \ Dialogo interreligioso

Forum su Gerusalemme e religioni monoteiste. P. Patton: pace, sogno di Dio

Gerusalemme - AFP

Gerusalemme - AFP

Costruire ponti, agevolando l’incontro tra visioni differenti per una convivenza pacifica, più necessaria che mai in questo clima permanente di paura. E’ l’obiettivo del Forum interreligioso che si aprirà domani a Gerusalemme, volto ad individuare il valore storico-culturale e non solo teologico della città simbolo per ebrei, cristiani e musulmani. “Jerusalem and the monotheistic religions: symbols, attitudes, real life” è il titolo dell'incontro a cui prenderanno parte grandi esponenti delle tre religioni monoteistiche ma anche esperti di geopolitica e testimoni di esperienze di dialogo. Città santa, città tagliata in due, spesso teatro di violenze, Gerusalemme continua nonostante tutto ad avere un ruolo fondamentale nella definizione delle identità reciproche. Cecilia Seppia ne ha parlato con padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa:

R.- Questo Forum si inserisce all'interno di altre iniziative volte a creare ponti, creare occasioni di dialogo, stimolare la convivenza pacifica: tutte cose che in questo momento attuale che stiamo vivendo sono più che mai necessarie.

D.- Creare ponti, ma anche favorire la formazione dei giovani in una prospettiva di dialogo, di conoscenza delle differenze... In questo Forum, molto atteso, però l'accento cade proprio su Gerusalemme. Gerusalemme che città è oggi? Qual è il suo valore per ebrei, cristiani e musulmani, soprattutto in chiave storico-culturale?

R. – Ognuna delle tre comunità ha la propria narrazione della storia ed è legata ai luoghi. Per cui ad esempio, il caso emblematico è quello della Spianata del Tempio, che è anche la Spianata delle Mosche. Nella narrazione islamica richiama il terzo luogo sacro dell’islam, ma nella narrazione ebraica richiama il luogo nel quale era costruito il Tempio e quindi il luogo che nella storia era il più sacro per l’ebraismo. Per noi Gerusalemme vuol dire soprattutto il Santo Sepolcro, il Calvario. Quindi le narrazioni delle singole comunità devono essere in qualche modo condivise, in modo tale da uscire da una specie di convinzione di avere l’esclusiva o il monopolio sulla storia della città o sulla cultura della città. Da questo punto di vista le religioni monoteistiche con i loro simboli, con i loro atteggiamenti, anche con la vita concreta che stanno vivendo, possono, sono chiamate a dare un contributo fondamentale.

D. - A Gerusalemme come anche in altre città europee che vivono e garantiscono le tradizioni culturali di diversi gruppi etnici e religiosi presenti in qualche modo l’arte, la cultura, la storia diventano ponte, strumenti di convivenza pacifica; diventano fucina di dialogo …

R. - Quella maturata in questa città è un’arte molto antica, che gli archeologi non smettono di scoprire e rendere attuale. Lo stesso vale per la cultura: è una cultura che va assolutamente conosciuta e ognuno deve, in qualche modo, conoscere la propria, perché a questa  è legata anche la propria identità, ma ognuno, un po’ alla volta, deve conoscere la cultura dell’altro e quindi la sua identità, perché è impossibile pensare ad un dialogo serio, che non sia superficiale, se non c’è questa interazione tra identità. Ma direi che sono importanti anche le iniziative a carattere culturale ad un livello più semplice: le iniziative legate al coinvolgimento delle scuole nella conoscenza di quello che c’è a Gerusalemme. Ad esempio, abbiamo aperto una sessione multimediale del Museo di Terra Santa lungo la Via Dolorosa, la Flagellazione, e la maggior parte delle scolaresche che vengono a visitarlo sono musulmane; così stiamo facendo in altri santuari, così stiamo facendo anche su pezzi di arte specifica come sono i mosaici per lo più palestinesi. Così, anche sul versante del mondo ebraico ci sono figure di contatto e di unione, pensiamo a Giovanni Battista.

D. - Gerusalemme è una città dal grande patrimonio come dicevamo; è anche una città divisa da cui spesso arrivano notizie di attentati, di violenza. Fino a due giorni fa ad esempio sono stati chiusi totalmente al pubblico, ai fedeli tutti gli accessi alla Spianata delle Moschee. Come è possibile mantenere la pace in questo luogo così importante, così simbolico, eppure così martoriato?

R. - La pace è una realtà che non riusciamo a costruire da soli. Sappiamo che nella visione biblico-cristiana la pace è qualcosa che Dio stesso realizza; è il sogno di Dio. Dal punto di vista umano bisogna riuscire a passare dalla paura alla fiducia e questo è un passaggio estremamente difficile. Da parte nostra, come componente cristiana nella città di Gerusalemme, di per sé siamo la componente che almeno in alcune situazioni può fare da ponte perché non è avvertita come una presenza minacciosa per il fatto stesso che siamo la minoranza delle minoranze, ma anche per il tipo di approccio che abbiamo ai problemi che è tendenzialmente dialogante, che rifugge da qualsiasi forma di violenza e di giustificazione della violenza.