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Papa: preghiamo per le vittime delle mafie, lottiamo contro la corruzione

Paolo Borsellino - ANSA

Paolo Borsellino - ANSA

Di Cecilia Seppia

“Preghiamo per tutte le vittime delle mafie, chiediamo la forza di andare avanti, di continuare a lottare contro la corruzione”: la voce del Papa in questo giorno di commemorazioni per il 25.mo anniversario della strage mafiosa di Via d’Amelio a Palermo, si leva con un tweet pubblicato sull’account @Pontifex, solo in lingua italiana.

Perché l’assassinio del giudice Paolo Borsellino e dei suoi cinque agenti di scorta il 19 luglio 1992, così come l’uccisione, 57 giorni prima, dell’amico Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e di tre uomini della sicurezza, sono delitti tutti italiani, frutto malato di una piaga odiosa, “espressione di una cultura di morte che si oppone al Vangelo” che sporca l’Italia da quasi due secoli. Tante le iniziative nel segno del ricordo ma anche volte a rinnovare l’impegno di una strenua lotta in difesa della legalità e della giustizia.

Un minuto di silenzio al Senato col presidente Grasso che ricorda Borsellino e la sua scorta e ribadisce: “La quiete di una domenica qualunque d’estate si trasformò, in un istante, in una ferita che non potremo mai sanare... Borsellino ha saputo, con la fermezza e la dedizione di un uomo innamorato del suo Paese, dare a tutti noi una grande lezione di coerenza e di senso del dovere. Il suo esempio è sopravvissuto all’esplosivo di Via D’Amelio, al tempo, alle calunnie, ai pezzi di verità mancanti”.

Verità: questa è la parola più gridata da 25 anni a questa parte. Torna a chiederla anche Rita, sorella del giudice antimafia e Fiammetta, la figlia più piccola che lamenta che invoca la verità per il padre, come “atto dovuto”. Batte su questo anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm) che per l’occasione riunisce il Plenum presieduto da Sergio Mattarella, e decide di desecretare tutti gli atti del fascicolo su Borsellino pubblicandoli sul sito istituzionale del Consiglio. Il presidente riafferma che la “mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto”.

Il capo di Stato parla di un Paese che vive i suoi giorni nel solco della riconoscenza verso Borsellino e gli uomini come lui, loda la sua testimonianza capace di promuovere una società sana e virtuosa tanto da tenere ai margini la criminalità, e l’efficienza del suo metodo di lavoro che definisce un patrimonio prezioso. Ma il suo affondo non poteva mancare: troppi errori, lamenta Mattarella, troppe incertezze nelle indagini, troppi interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato.

Perciò don Luigi Ciotti, presidente di Libera, chiede coraggio da parte delle istituzioni e reputa fondamentale non solo andare avanti con la lettura giudiziaria dei fatti, ma di approfondire le responsabilità politiche. "Oggi più che mai, questo è il suo monito, occorre che a parlare siano uomini delle istituzioni, dando un loro contributo alla ricerca della verità". Quindi la condanna per ogni atto vandalico, che ogni volta nell'anniversario delle stragi, deturpano il giorno della memoria. 

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista integrale a don Ciotti, presidente di Libera