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Acs-Italia raccoglie i fondi per ricostruire la cattedrale di Luxor

Il dolore di fedeli copti dopo un attentato - EPA

Il dolore di fedeli copti dopo un attentato - EPA

Di Valentina Maresca

Aiuto alla Chiesa che Soffre-Italia ha iniziato la raccolta fondi per la ricostruzione della Cattedrale di San Giorgio a Luxor, in Egitto, distrutta da un incendio il 21 aprile 2016. La restituzione di un luogo di culto ai cristiani egiziani - secondo la Fondazione di diritto pontificio - ha anche l'obiettivo di ridare forza ad una comunità provata dai continui attentati compiuti dagli estremisti islamici. Di questa iniziativa ci parla Alessandro Monteduro, direttore di ACS-Italia

R. – Abbiamo iniziato con una nuova, direi quasi settimanale, occasione di raccolta fondi a sostegno della comunità cristiana povera, in sofferenza. Nel caso specifico parliamo della comunità copto-cattolica di Egitto. Perché la Cattedrale di San Giorgio? Perché il 21 aprile del 2016 fu distrutta da un incendio le cui cause ancora oggi non sono ben chiare. Questa è un’iniziativa che abbiamo avvertito come necessaria per Luxor, città che sta terribilmente soffrendo anche da un punto di vista economico l’azione dell’estremismo islamico e del terrorismo più in generale. Qui, soprattutto le famiglie cristiane, vivono di turismo e ogni qualvolta si verifica un attentato, come quello della settimana scorsa ad Hurghada, tante prenotazioni ricevono un’inevitabile disdetta. E’ una città, una comunità, che soffre anche da un punto di vista economico e noi vogliamo aiutare perché si fortifichi nella fede. Il costo è di circa 130-135mila euro. Spero che tutti i fedeli cattolici italiani possano sentirsi appartenenti e membri di questa grande comunità cristiana e inevitabilmente, necessariamente, solidale, con chi soffre queste forme di ostracismo di discriminazione se non addirittura di persecuzione.

D. - Parliamo di un quadro politico particolarmente instabile …

R. - Non c’è dubbio. Adesso è inutile stare qui a ripercorrere anche i recenti attentati che hanno colpito la comunità cristiana, quella copta-ortodossa in modo particolare, ma anche quella copto-cattolica, nel corso delle tante Messe nelle chiese. Basta pensare all’attentato 15 giorni prima di Natale al Cairo, gli attentati della Domenica delle Palme, poi l’attacco a quella comunità di pellegrini cristiani che si recavano al Santuario di Mina. È un quadro difficilissimo e lo è particolarmente dopo la destituzione di Mubarak; per i cristiani è drammaticamente complicato, perché i cristiani pagano per tre conseguenze in questo momento. Innanzi tutto perché cristiani. Pagano col sangue - in modo particolare per centrare geograficamente la questione parliamo della Penisola del Sinai - l’azione del terrorismo islamico dei gruppi terroristici affiliati all’Is. E ripeto, perché cristiani. In secondo luogo pagano perché accusati di aver cospirato contro l’ex presidente Morsi, leader dei Fratelli musulmani. Luxor, prima di tante altre città e comunità di Egitto vive la realtà cristiana: è la grande famiglia cristiana destinataria di decine e decine di attacchi. Pagano perché cristiani, pagano perché accusati di aver cospirato contro Morsi, pagano perché stanno subendo le scosse telluriche della disarticolazione militare del sedicente Stato islamico in Iraq e la recente presa di Mosul da parte delle milizie del governo. E allora tanti jihadisti scappano e trovano rifugio nell’Alto Sinai e ritornano a delinquere, a compiere queste stragi, questi atti di terrorismo. Ecco perché sentiamo ancora di più la necessità di essere solidali con loro.