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P. Czerny: integrare i migranti e garantire sviluppo in patria

Migranti tratti in salvo nel Mediterraneo - ANSA

Migranti tratti in salvo nel Mediterraneo - ANSA

Ci sono profondi legami fra migrazione e sviluppo, che si possono vedere nella rottura di molti pilastri dello sviluppo sostenibile che hanno costretto milioni di persone a spostarsi, e cioè nella povertà endemica, nella fame, nella violenza, nell'insufficienza di lavoro, nell'ambiente, nelle istituzioni deboli e corrotte e così in tante altre aree che vengono trattate congiuntamente nell'Agenda per lo sviluppo sostenibile del 2030. Lo mette in evidenza padre Michael Czerny, sottosegretario della Sezione per i Migranti e i Rifugiati del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, alla Sessione tematica dedicata allo sviluppo del Global Compact on Migration. L’incontro si tiene oggi e domani nella sede dell’Onu a New York sul tema: “I contributi dei migranti e della diaspora a tutte gli aspetti dello sviluppo sostenibile, comprese le rimesse e trasferibilità dei guadagni”.

Il punto di partenza della riflessione di padre Czerny è “il diritto di rimanere nella propria patria in dignità, pace e sicurezza”. “Nessuno - afferma -  dovrebbe mai essere costretto a lasciare la propria casa per mancanza di sviluppo o di pace”. Pertanto la comunità internazionale è chiamata a “garantire lo sviluppo umano sostenibile e integrale di tutte le persone nel loro luogo di origine e a consentire loro di diventare agenti attivi del proprio sviluppo”. In questo senso è di aiuto riconoscere anche i “costi” sociali ed economici che la migrazione significa per un Paese. “È assicurando le condizioni per l'esercizio del diritto di rimanere, quindi, che si rende la migrazione una scelta, non una necessità”, sottolinea padre Czerny.

Sono la povertà e la mancanza di prospettive che spingono spesso così tante persone a migrare e spesso sono i giovani, i talenti. Rischiano la vita attraversando il Mediterraneo e molti mari del mondo alla ricerca di una vita migliore o almeno di condizioni minime. Sembra essere certamente un momento di perdita netta per i loro Paesi. Se diventi un guadagno per loro, dipende dalla misura in cui sono accolti e integrati, sottolinea padre Czerny richiamandosi a Papa Francesco. Dipende, prosegue, dal fatto che siano aiutati a passare da oggetti di cure urgenti a soggetti dignitosi del proprio sviluppo. Quindi, i migranti devono essere ricevuti come esseri umani con pieno rispetto dei loro diritti, protetti da ogni forma di sfruttamento e le comunità che li ricevono devono ricevere un'adeguata assistenza per integrarli, in modo che non si lascino indietro i poveri locali. Un modo per farlo, spiega padre Czerny, è l'adozione di politiche di sviluppo e donazione che mettono da parte una percentuale dell'assistenza diretta fornita ai migranti per le infrastrutture locali e per le comunità locali che presentano svantaggi economici. “Ciò contribuirà a fornire le condizioni necessarie per una reale sostenibilità”. Allo stesso modo, “i migranti hanno la responsabilità di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità che li accompagna”, evidenzia. 

In conclusione, padre Czerny si richiama ancora a Papa Francesco che ha sottolineato il collegamento tra migrazione e sviluppo, il mese scorso, quando ha dichiarato che la presenza di tanti fratelli e sorelle che sperimentano la tragedia dell'immigrazione è un'occasione per la crescita umana, l'incontro e il dialogo tra le culture in vista della promozione della pace tra i popoli. Tale fraternità e solidarietà portano a società pacifiche e inclusive che promuovono lo sviluppo sostenibile per il quale la comunità internazionale si impegna decisamente. (D.D.)