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Colosseo: via libera al Parco archeologico. Riserve degli addetti ai lavori

Il Colosseo e i Fori Imperiali - ANSA

Il Colosseo e i Fori Imperiali - ANSA

“La sentenza del Consiglio di Stato fa chiarezza su tutti i punti compreso quello della "selezione internazionale" del direttore del Parco archeologico del Colosseo. Adesso andiamo avanti.” Così il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Mibact - Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - ha commentato la decisione del Consiglio di Stato, che rigetta la sospensione del Tar per la creazione del Parco archeologico del Colosseo.

Il Parco ha un comprensorio di 78 ettari,  oltre al all’Anfiteatro Flavio comprende anche le aree del Foro romano, il Palatino e la Domus aurea. "L'obiettivo sul quale stiamo lavorando – ha continuato il ministro - è di fare in modo che si completino le procedure nei prossimi mesi e il nuovo direttore, o direttrice, possa prendere servizio dal primo  gennaio del 2018".  

Franceschini ha sottolineato che finora sono arrivate "82 domande di cui il 20 per cento non sono italiane. La commissione che le valuterà è di livello ed è presieduta dal presidente della Biennale di Venezia che garantisce sulla assoluta serietà della scelta della  terna". E, secondo il ministro il 2017 si dovrebbe chiudere con oltre 7 milioni di visitatori. “Quella imboccata – ha spiegato - non è una strada sperimentale, ma è già stata collaudata in altre parti d’Italia. E se altrove è stato un successo, non si capisce perché non dovrebbe funzionare con il Colosseo".

Ma non tutti sono d’accordo di fronte a questa novità di gestione, forti i dubbi di molti addetti ai lavori.

Adriano La Regina presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte: 

R. “Non c’è nessuna perplessità sulla legittimità della sentenza,  quello che si può osservare riguarda proprio l’opportunità culturale di tale provvedimento che ha portato allo smembramento, di fatto, della gestione unitaria del patrimonio archeologico di Roma. Insomma, sono stati estrapolati i monumenti principali, il nucleo più consistente dove c’è la maggiore concentrazione di monumenti antichi di proprietà dello Stato, per crearne una struttura autonoma, separata dagli altri monumenti importantissimi della città di Roma: basti pensare al Pantheon, alle Terme di Caracalla, le Terme di Diocleziano… Si infrange così quel criterio, che era stato faticosamente conquistato nel Novecento, di una visione unitaria delle antichità di Roma, amministrate non solamente in funzione di una produttività turistica, come di fatto esiste ed è giusto che sia, ma anche sotto il profilo dell’interesse storico, culturale e formativo”

 

Ascolta e scarica l’intervista a Adriano La Regina: