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Charlie. Alta Corte: entro le 12 di domani la decisione altrimenti l'hospice

Chris Gard e Connie Yates - REUTERS

Chris Gard e Connie Yates - REUTERS

di Massimiliano Menichetti

E’ arrivata per il piccolo Charlie Gard la decisione tanto attesa dell’Alta Corte di Londra: i suoi genitori e il Great Osmond Street Hospital della capitale britannica dove è ricoverato, hanno tempo fino a domani a mezzogiorno (le 13 in Italia) per trovare un accordo su dove far trascorrere al bambino i suoi ultimi giorni di vita. In caso contrario Charlie sara' trasferito in un hospice, un centro di assistenza per malati terminali, dove sara' interrotta la ventilazione artificiale. A stabilirlo, secondo i media  britannici, il giudice Nicholas Francis, della sezione minorile.

Un ultimo atto, forse il più importante attende dunque Chris Gard e Connie Yates guidati finora da una grande amore: il sentimento di un genitore che tenta ogni strada e lotta contro ogni avversità pur di salvare il proprio figlio. Quella di Charlie, 11 mesi, affetto da una rara malattia genetica,è stata una storia di sofferenza, speranza e forza che ha diviso il mondo, generato dibattiti e scontri, attirato l'attenzione dei potenti della terra e la preghiera del Papa.

Due giorni fa Chris e Connie hanno rinunciato alle azioni legali per poter ricorrere alle cure sperimentali negli Stati Uniti, che gli erano state negate e tra le lacrime hanno letto una dichiarazione che ha ripercorso l'intera vicenda. "La terapia sperimentale poteva rappresentare una opportunità" hanno ribadito gli esperti dell'ospedale pediatrico Banbino Gesù ma "si è arrivati troppo tardi".

"Una vita gravemente malata e inguaribile non perde mai il suo valore intrinseco, né il diritto ad essere sostenuta e protetta - ribadisce in una nota l'associazione pro-life Scienza&Vita che contrariamente a quanto deciso dai medici dell'ospedale rimarca che affrettare la morte del piccolo "mediante la sospensione dei supporti vitali sia un atto errato, sotto il profilo sia etico che deontologico. Sarebbe giusto, invece, accompagnarlo fino alla sua morte naturale, curandone attentamente i sintomi che gli causano dolore o altri aggravi".

Incessante la preghiera e vicinanza alla famiglia Gard espressa da tutto il mondo anche tramite i social network. Per il prof. Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica della Cattolica, ora è “giunto il momento di sospendere tutto il dibattito mediatico che si è creato intorno a questo bambino" perché sia "tutelato il momento intimo tra i genitori del piccolo e l’équipe che lo sta curando". "Ho l’impressione - rimarca - che si sia cercato di verificare, intorno al caso di questo bambino, la tenuta teorica dei nostri principi, delle leggi, e forse non si è considerato attentamente il fatto che è un neonato da custodire”.

Il prof. Pessina ha ribadito che il piccolo Charlie è sempre stato considerato con un’attenzione e una preoccupazione che a volte mancano nell’ordinaria prassi neonatale: “Non dimentichiamo che, in molte situazioni, i bambini non sono tenuti così attentamente sotto osservazione. Forse potremmo dire che la vicenda di Charlie diventa un caso solo se d’ora in poi saremo sempre più attenti a queste situazioni difficili e di confine".