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Indonesia, Giornata della gioventù asiatica: no all'estremismo

Il Papa alla Giornata della Gioventù asiatica a Seul (17 agosto 2014) - REUTERS

Il Papa alla Giornata della Gioventù asiatica a Seul (17 agosto 2014) - REUTERS

di Stefano Leszczynski

Si svolge tra il 2 e il 6 agosto nella citta giavanese di Yogyakarta, nell’arcidiocesi di Semarang, la settima Giornata della gioventù asiatica. Gli incontri preparatori si svolgono nelle varie Diocesi indonesiane dal 30 luglio al primo agosto. L’ultima edizione si è svolta nel 2014 in Corea del Sud alla presenza di Papa Francesco. L’Indonesia, il più grande Paese islamico del mondo, si accinge dunque ad accogliere circa 3mila giovani cattolici provenienti da oltre 21 Stati dell’Asia per testimoniare e vivere il Vangelo nell’Asia multiculturale, come recita il motto della Giornata stessa ("Joyful Asian Youth: Living the Gospel in Multicultural Asia"). Un evento che si conferma particolarmente importante per l’intero arcipelago indonesiano, minacciato in maniera sempre più pressante da gruppi dell’Islam radicale, nemici del sistema di convivenza democratica e pluralista garantito dalla stessa Costituzione indonesiana e dal sistema di principi sui quali si basa, conosciuto con il nome di "Pancasila". Valeria Martano della Comunità di Sant’Egidio ci spiega l’importanza dell’evento che l’Indonesia si prepara ad accogliere:

R. – La situazione è molto delicata, indubbiamente in grande sviluppo, per la quale è giusto trepidare un po’. Perché l’Indonesia è il Paese musulmano più popoloso del mondo; ha mantenuto sempre questa tradizione democratica, pluralista, fondata sull’ideologia della “Pancasila”, che riconosce l’unità del Paese nella diversità delle tradizioni religiose, e promuove la giustizia sociale. Tuttavia questa situazione è messa a dura prova da un momento di tensione che fa pensare che ci sia un’insorgenza delle frange radicali.

D. – Ricordiamo che a fine maggio, proprio in occasione di un convegno organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma sulla pluralità religiosa in Indonesia nell’era della riforma, era giunta la notizia di un duplice attentato che aveva veramente gelato la platea alla conferenza; da quel momento a oggi ci sono stati degli sviluppi severi nei confronti dei gruppi estremisti?

R. – La situazione è molto complessa. Da un certo punto di vista le due grandi organizzazioni musulmane indonesiane - sono le grandi organizzazioni di massa, la Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah: due orientamenti lievemente diversi, anche se entrambe si incanalano sullo spirito della “Pancasila” - stanno cercando, anche con strategie diverse, di mantenere dritta la barra del timone del Paese nel senso del pluralismo. Da parte del governo è stata istituita proprio un’unità speciale di protezione della “Pancasila”: è una novità, un organismo nuovo, giovane, tutto da costruire; però è interessante il fatto che si sia scelta una via di contenimento delle frange radicali dal punto di vista culturale, ideologico, che insista cioè soprattutto nella società civile. Allo stesso tempo ci sono state delle leggi speciali per mettere invece fuori legge alcune associazioni particolarmente estremiste. È un momento estremamente delicato e anche pericoloso, perché l’anno prossimo ci saranno varie tornate elettorali; e quindi è chiaro che questa insorgenza radicale stia cercando un po’ di giocarsela il più possibile.

D. – Si dice che la tutela del sistema democratico dell’Indonesia sia particolarmente importante per l’equilibrio dell’intera regione: è così?

R. – È giustissimo: questa è un’affermazione importante perché qui stiamo parlando di un arcipelago immenso, una popolazione di 250 milioni di persone in grande sviluppo economico, e in cui effettivamente il vivere insieme ha consentito un grosso sviluppo del Paese. Perdere queste capacità sarebbe veramente una cosa molto preoccupante anche per l’area, per quello che sta succedendo nelle Filippine, in Malaysia…

D. – In un Paese così complicato, tra pochi giorni si terrà l’incontro della Gioventù cattolica asiatica, l’Asian Youth Day: è il settimo incontro per quanto riguarda l’Asia, l’ultimo era stato in Corea alla presenza di Papa Francesco. Cosa rappresenta questo evento per il Paese e per la Chiesa indonesiana, soprattutto?

R. – Secondo me, l’Asian Youth Day per la Chiesa indonesiana, e soprattutto per i giovani - che sono tanti perché questo è un Paese molto giovane - effettivamente rappresenta una grande apertura, un momento di apertura molto importante; perché l’Indonesia è un arcipelago: c’è un problema di comunicazione linguistica che a volte crea difficoltà nei rapporti con il resto del mondo, anche alla gioventù indonesiana. E invece questo affluire di tanti giovani – saranno circa tremila – da vari Paesi asiatici, è atteso con molto entusiasmo. Io l’ho verificato anche nelle nostre comunità: noi abbiamo per esempio un movimento dei giovani per la pace a cui aderiscono ragazzi che sono musulmani; e all’interno della Giornata asiatica della Gioventù questo troverà spazio.

Ascolta e scarica il podcast con l'intervista a Valeria Martano: