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Padre Sosa: Gesuiti in missione per riconciliare con Dio e l'umanità

Padre Arturo Sosa con Papa Francesc - AFP

Padre Arturo Sosa con Papa Francesc - AFP

Nella memoria di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa, preposito generale dei Gesuiti, presiede alle 19.00 la Messa nella Chiesa del Gesù a Roma. Ai nostri microfoni padre Sosa spiega quali sono oggi le sfide dell’Ordine nato nel 1534. L’intervista è di padre Guillermo Ortiz:

"Io vorrei sintetizzare le sfide della Compagnia di Gesù in due gruppi. Il primo riguarda la comprensione del nostro contributo alla missione di riconciliazione della Chiesa. Ci sono tre dimensioni sempre unite tra loro: la riconciliazione con Dio, la riconciliazione degli uomini tra di loro e la riconciliazione con il Creato, che è parte di questa riconciliazione con il Signore.

La prima sfida è dunque sentirci collaboratori di questo processo: il fatto di condividere una missione che non è nostra ma è del Signore ed è una missione consegnata dalla Chiesa, della quale noi, come Gesuiti, siamo parte. Questa collaborazione ha quindi un fondamento che è la nostra fede, la fede che viene da un incontro con il Signore, dall’esperienza di Dio; è stata una sua iniziativa: il Signore ci è venuto incontro - è venuto incontro ad ognuno di noi - e ci ha fatto sperimentare la sua misericordia, il suo amore. E’ per questo che noi siamo capaci di mettere la nostra fiducia - tutta la nostra fiducia - in Lui; e su questa fede possiamo anche cercare di contribuire alla missione del Cristo.

Noi sappiamo di Dio attraverso Gesù: Gesù ci ha rivelato Dio che è Uno e Trino, che è presente e oggi opera nella storia umana; che questo Dio continua ad essere tra noi. La prima grande sfida per ogni cristiano e per la Compagnia di Gesù in particolare, è percepire, discernere, dove Dio opera in questo momento della storia umana e come lo fa, per poter veramente essere suo strumento, per collaborare e contribuire a ciò che Lui fa.

L’esperienza di Dio, che fonda la nostra fede, ci libera, ci rende liberi di nuovo. E allora, per la libertà che ci dona questa esperienza di Dio, noi possiamo guardare veramente ai crocifissi del mondo di oggi. Vediamo Gesù nei crocifissi del mondo di oggi; perciò sappiamo che senza giustizia sociale non è possibile la riconciliazione. Sappiamo che non è possibile senza giustizia raggiungere una vita degna, una vita nella libertà come quella di cui tutti gli esseri umani e tutti i popoli hanno bisogno e che meritano: il poter condividere questo mondo in pace.

Il contribuire alla riconciliazione in tutte le sue dimensioni ci mette davanti alla sfida di imparare a dialogare: molto dialogo interculturale e interreligioso; per noi, come membri della Chiesa e come membri di una congregazione religiosa, queste sono veramente delle priorità. In questo momento la Compagnia di Gesù è un corpo apostolico multiculturale e questo ci permette di avere questa esperienza: l’esperienza della varietà interna, essere lo specchio di quella che è l’umanità intera.

Questo ci mette in condizione di poter dare il passo seguente che è la interculturalità: arricchire le nostre culture e così aprire il cammino alla vera universalità, che è quella che si fonda, si arricchisce, della diversità, non quella che nasconde o cerca di fare tutti uguali, come alcune tendenze che ci sono nel mondo d’oggi. Allora, quando riconosciamo questa diversità culturale, possiamo andare avanti nella vera unità del genere umano, che è come quella di Dio. Dio è Trino, diverso, e Uno; noi anche dobbiamo essere diversi e una sola umanità.

C'è poi il dialogo interreligioso, perché le religioni insieme possono dare un contributo grandissimo alla riconciliazione tra gli esseri umani: cioè, su questo terreno della esperienza di Dio, dell’esperienza umana, le religioni possono fare tanto perché uno dei più grandi scandali del mondo attuale è mettere Dio come parte in un conflitto, mentre in qualsiasi confessione Dio è Colui che ci unisce, Dio è Colui che ci invita a essere fratelli e sorelle. In questo cammino mi sembra che abbiamo una bella sfida.

Il secondo grande gruppo di sfide è quello di adattare la Compagnia di Gesù ai tempi nuovi, di mettere il corpo della Compagnia in condizione di collaborare in modo più efficace a queste sfide. Questo comincia con la propria conversione, la conversione personale di ognuno di noi, la conversione della nostra vita comunitaria: possiamo veramente essere testimoni di una vita fraterna di compagni, tra noi, attorno alla persona che ci riunisce, che è Gesù. L’amore a Gesù ci unisce e supera le differenze tra noi.

C’è infine la conversione delle istituzioni, che è la più difficile: ci sono tante resistenze nelle istituzioni. Questo ha come condizione quella di sviluppare una vera capacità di discernimento in comune, come il modo di prendere le decisioni. E il Papa ha invitato tutta la Chiesa al discernimento".