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Commento di don Sanfilippo al Vangelo della Trasfigurazione

La Trasfigurazione (Raffaello, 1518-1520) - RV

La Trasfigurazione (Raffaello, 1518-1520) - RV

Questa Domenica la Chiesa celebra la Festa della Trasfigurazione del Signore. La liturgia ci propone il Vangelo di Matteo in cui si racconta che Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li conduce in disparte, su un alto monte. Qui viene trasfigurato davanti a loro:

“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo»”. 

Su questo brano evangelico ascoltiamo la riflessione di don Gianvito Sanfilippo presbitero della diocesi di Roma:

Nel Vangelo odierno Gesù sceglie, ancora una volta, i discepoli che gli sono più intimi: Pietro, Giacomo e Giovanni, per condurli sul monte Tabor e trasfigurarsi dinanzi a loro mostrando la sua gloria. Essi, a differenza degli altri, sono resi partecipi dal Signore della sua Trasfigurazione, appunto, dei più grandi miracoli della sua vita pubblica, ed infine della sua preghiera agonica nel Getsemani. Potremmo domandarci un po’ perplessi: “Perché questi privilegi? Il Signore fa preferenze?”. Ma anche in questa circostanza Gesù manifesta la sua giustizia e la sua carità: questi tre discepoli, dopo la sua resurrezione, avranno degli incarichi particolarmente onerosi: Pietro dovrà servire la Chiesa universale, Giacomo di Zebedeo testimonierà fra i primi l’amore a Cristo col martirio, Giovanni suo fratello, sarà l’autore di alcuni brani tra i più significativi della Bibbia, ad esempio, il Prologo del suo Vangelo. Questa predilezione, dunque, è giustificata dalla croce che ciascuno di questi apostoli dovrà portare. Così fa pure con noi: quanto più si fa pesante il nostro carico, o ci attendono delle prove, tanto più Egli ci fa stare con sé e contemplare la sua gloria, comprendere la Scrittura, udire il Padre che ci rassicura invitandoci ad obbedire a suo Figlio. Pietro ha ragione: “È bello stare con Lui!”