Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Italia

Migrantes: caso "Iuventa" è grave, ma più grave è indifferenza Ue

I controlli di polizia a bordo della Iuventa - ANSA

I controlli di polizia a bordo della Iuventa - ANSA

di Francesca Sabatinelli 

Era spinto solo da motivazioni umanitarie, l’equipaggio della Juventa, desideroso di ottenere visibilità e di maggiori donazioni. Il modus operandi però è da ritenersi spregiudicato, imprudente e segnato da modalità illecite. E’ questo il ritratto che la Procura di Trapani fa dei volontari tedeschi della ong Jugend Rettet, sotto inchiesta per possibile connivenza con  gli scafisti del Mediterraneo.

I ragazzi avrebbero creato “un coordinamento parallelo in mare”, mettendosi in contrasto con il comando centrale della Guardia costiera, incaricata di coordinare le operazioni di salvataggio. Un comportamento a rischio quello dei volontari tedeschi, sempre in prima fila per soccorre i migranti con una “bagnarola malandata”. Sarà l’inchiesta a fare definitivamente luce sul comportamento della Iuventa che, arrivata a Trapani, sarà messa a disposizione degli inquirenti. Intanto, però, la questione ha acceso ancora di più le polemiche sul ruolo delle Ong che operano al largo della Libia. E’ ancora aperto infatti il capitolo relativa alla mancata firma di alcune organizzazioni del codice di condotta messo a punto dal Viminale da adottare nelle operazioni di soccorso di migranti.

Il caso Iuventa è molto grave, commenta don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, “ma non può far dimenticare il lavoro che le ong fanno per salvare le vite umane che suppliscono al dovere che dovrebbe essere dell’Ue”. Secondo De Robertis, il grande scandalo è l’indifferenza dell’Europa di fronte a chi si affida agli scafisti per salvarsi. Per quanto riguarda invece l’aiuto che l’Italia fornirà alla guardia costiera libica nel contrasto ai trafficanti, si dice perplesso in considerazione del fatto che è proprio in Libia che i migranti subiscono le peggiori violenze.

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista a don Gianni De Robertis