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La Caritas accanto ai terremotati del Centro Italia

Case danneggiate e macerie. Saletta, frazione di Amatrice, 6.07.17 - ANSA

Case danneggiate e macerie. Saletta, frazione di Amatrice, 6.07.17 - ANSA

di Emanuela Campanile

Continua l’impegno Caritas a favore delle comunità dell’Appennino e dell’Italia centrale sconvolte dal terremoto di un anno fa. Obiettivo: rianimare, tessere relazioni e rilanciare, ripensandoli, i territori rasi al suolo o gravemente danneggiati dalla prima scossa del 24 agosto e dal seguente e lunghissimo sciame sismico che non si è ancora estinto definitivamente. 299 le vittime, 23 miliardi e 530 milioni di euro la somma tra i danni e i costi per far fronte all’emergenza.

Nonostante la ricostruzione non riesca a decollare (molte ancora le macerie da rimuovere), la Conferenza episcopale italiana - e i suoi organismi, tra cui appunto Caritas Italiana - cerca di contribuire alla ricostruzione delle comunità, coinvolgendo nelle scelte le popolazioni colpite in modo da renderle protagoniste del loro presente e futuro. In molti, in fatti, chiedono di ripartire proprio dalla loro terra: restaurare i borghi, rivitalizzare le proprie radici di appartenenza , favorire l’agricoltura, l’allevamento e il turismo di qualità.

Grazie alla colletta nazionale del 18 settembre 2016 - e a numerose altre donazioni - sono finora pervenuti a Caritas Italiana oltre 26 milioni di euro, incluso il milione messo subito a disposizione dalla Cei. Due terzi dell’intera somma sono stati già spesi o impegnati per aiuti d’urgenza, costruzioni, progettazione sociale e sostegno alle delegazioni gemellate.

Ma oltre alla raccolta fondi, secondo una consolidata esperienza, Caritas ha lavorato per promuovere gemellaggi tra località terremotate e delegazioni regionali dello stesso organismo, attivandosi contemporaneamente sul fronte della costruzione di luoghi polifunzionali, pensati per rendere possibili le attività religiose, culturali e aggregative delle comunità. In tutte le diocesi terremotate, sono stati installati container, prefabbricati metallici, strutture con fondamenta  in muratura, acciaio o legno. Inoltre, nella sola diocesi di Rieti, sono stati consegnati moduli abitativi a 45 famiglie di cui 12 costituite da allevatori. Ovviamente, grande rilievo all’impegno educativo e di animazione rivolto soprattutto ai ragazzi e agli anziani.

Per quanto riguarda gli interventi a favore degli allevatori e delle piccole attività, si stanno delineando, secondo una procedura di monitoraggio e ascolto itinerante,  interventi non solo strutturali  ma anche di supporto finanziario (prestiti - microcrediti) a progetti imprenditoriali condivisi.

E mentre ogni diocesi coinvolta, propone il monitoraggio dei bisogni delle comunità in causa, un’équipe universitaria sta ultimando l’analisi strutturale dei territori colpiti dal terremoto, in modo da avviare processi di ricostruzione socio-economica, il più possibile mirati ed efficaci.