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Hiroshima e Nagasaki: 72 anni fa le bombe atomiche degli Usa

La devastazione ad Hiroshima dopo l'esplosione della bomba atomica - ANSA

La devastazione ad Hiroshima dopo l'esplosione della bomba atomica - ANSA

di Paola Simonetti

Se l’idea di fine del mondo potesse essere sintetizzata in un’immagine e in un suono, forse sarebbero quelli del terrificante fungo di fumo e dell’assordante fragore che produsse la bomba atomica sganciata 72 anni fa sulla città giapponese di Hiroshima dall’aeronautica statunitense. 

Alle 8:15 del 6 agosto 1945, l’ordigno “Little boy” incenerì  migliaia di esseri umani in pochi istanti, gli uccelli furono incendiati in volo, i tondini di acciaio degli edifici si sciolsero come neve al sole. La seconda fase dell’esplosione, ovvero quella dell’urto, rase al suolo, alla velocità di 3000 metri al secondo,  tutto quello che non era stato polverizzato nell’arco degli 800 metri dal punto dell’esplosione. Almeno 80 mila le persone uccise nel giro di una manciata di secondi.

Solo 3 giorni più tardi, il 9 agosto dello stesso anno, l’esercito statunitense replicava su Nagasaki con la bomba "Fat Man". Si stima che le vittime collegabili anche a distanza di decenni dalle esplosioni, siano state tra le 100 e le 200mila.

“Dieci giorni per la pace” è l’iniziativa della Conferenza Episcopale Giapponese che quest’anno si rinnova dal 6 al 9 agosto, in occasione delle commemorazioni delle vittime dei bombardamenti, così come gli eventi locali per richiamare i cittadini. Un esercizio di memoria oggi più che mai necessario, considerando la proliferazione nucleare sul fronte bellico di molti Paesi asiatici e non solo, come conferma padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime, direttore di Asia News, per il quale "c'è una maggiore sensibilità contro l’uso delle armi nucleari, tanto è vero che all’Onu diversi Stati – mi pare 150 – hanno votato per la fine dell’uso delle armi nucleari. Naturalmente proprio le grandi potenze, quelle del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, non hanno firmato, perché non vogliono sottomettersi a questi. E ciò mostra appunto l’ambiguità: da una parte, si cerca la pace, e dall’altra si cerca la pace con la guerra, con l’accrescimento degli armamenti". Da questo punto di vista, sostiene padre Cervellera, quello che fa la Nord Corea alla fine semplicemente "rispecchia la stessa mentalità di queste grandi potenze". "Io non dimenticherei per quanto riguarda l’Asia" aggiunge, "tutto il problema che c’è nei rapporti tra India e Pakistan: anche loro potenze nucleari e che si minacciano continuamente”.

Il ricordo in Giappone della immane strage atomica del 1945 è di anno in anno più a rischio, per lo scomparire dei sopravvissuti e della loro eredità di memoria.“Via via che i sopravvissuti tendono a morire per l’anzianità – i cosiddetti 'Hibakusha' spiega padre Cervellera" si perde la memoria. Certo, ci sono musei, incontri, però le giovani generazioni – appunto – hanno bisogno di testimonianza, di aiuto, per fare questa memoria. Altrimenti, tra problemi economici in cui si trova adesso il Giappone, con una economia che fa fatica; e i problemi politici-regionali dei rapporti con la Cina e la Nord Corea, i giovani sono tentati di vivere alla giornata”.

Ma a segnare la distanza dalla devastazione che le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki provocarono, anche la politica del Giappone sempre meno attiva nel disarmo, come conclude il direttore di Asia News.“Da una parte" spiega ancora padre Cervellera "dopo il disastro dello tsunami del 2011, in cui l’impianto di Fukushima ha portato a inquinare dal punto di vista atomico il mare e il territorio attorno, la popolazione giapponese si è ribellata all’uso anche pacifico dell’energia atomica. Dall’altra parte, invece, si vede come proprio Shinzo Abe, l’attuale premier, e il suo partito, stanno spingendo da tempo per superare quello che invece era il frutto immediato della fine della Seconda Guerra Mondiale: una Costituzione pacifista; mentre Shinzo Abe sta spingendo perché ci sia un esercito, degli armamenti. Per adesso è chiaro che devono essere usati soltanto in difesa oppure per operazioni internazionali di pacificazione. Però questo è un passo molto distante da quello che la popolazione e diversi partiti giapponesi vorrebbero per il Giappone”

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