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Elezioni in Kenya, padre Albanese: prevalga il buon senso

Soldati keniani sorvegliano un seggio elettorale - AP

Soldati keniani sorvegliano un seggio elettorale - AP

di Michele Raviart

In Kenya 20 milioni di cittadini sono chiamati al voto martedì 8 agosto per eleggere il nuovo presidente, il parlamento e gli organi di rappresentanza locale. Otto i candidati che si sono presentati, anche se la sfida principale sarà tra il presidente uscente Uhuru Kenyatta, figlio del primo presidente Jomo Kenyatta, e il leader dell’opposizione Raila Ondiga. I due, rivali da sempre, si erano già confrontati nelle elezioni del 2013, quando a prevalere fu appunto Kenyatta, esponente dell’etnia maggioritaria kikuyu. Il timore è che il voto possa generare violenze in tutto il Paese, come accadde nel 2007, quando 1.200 persone rimasero uccise negli scontri etnici scoppiati dopo la rielezione di Mwai Kibaki proprio ai danni di Raila Ondiga. I vescovi del Kenya hanno lanciato un appello perché le elezioni siano pacifiche e credibili.

“C’è da augurarsi che prevalga il buon senso”, spiega padre Giulio Albanese, comboniano e direttore delle riviste delle Pontificie Opere Missionarie, “e molto dipenderà da quello che succederà, perché se nessuno dei due dovesse riuscire a raggiungere il quorum di oltre il 50 percento ci sarebbe una seconda tornata e a quel punto, potrebbero innescarsi nuovi scenari, nuove alleanze. Al momento, stando ai sondaggi è Uhuru Kenyatta in testa, quindi il presidente uscente. Se dovesse farcela alla prima tornata è chiaro che la partita sarebbe conclusa”.

Tra i temi del confronto elettorale quello delle disuguaglianze economiche, con Ondiga che si presenta come il candidato degli esclusi contro la storica classe dirigente rappresentata da Kenyatta. ”Il Kenya è un Paese in cui meno dell’uno percento della popolazione ha il controllo di circa l’80 per cento della ricchezza nazionale. Questo naturalmente rappresenta un fattore destabilizzante. Prendiamo un campione: la capitale Nairobi. La città ha una popolazione di circa cinque milioni di abitanti. C’è da considerare che circa il 65 percento di questa vive nelle baraccopoli”, afferma ancora padre Albanese.

Le elezioni dell'8 agosto saranno blindate. Circa 180 mila tra soldati e poliziotti vigileranno sul voto e per prevenire il rischio attentati. Gruppi terroristi come Al-Shaabab, che nel 2015 ha ucciso 148 studenti all’università di Garissa, potrebbero cogliere l’occasione per sferrare un nuovo colpo alla stabilità del Kenya. ”Tutto questo dispiegamento di forze dell’ordine crea problemi ai rivoltosi, a coloro che vogliono gettare benzina sul fuoco in chiave politica, quindi strumentalizzando il voto”, commenta padre Albanese, “ma questo crea inevitabilmente anche problemi a chi volesse svolgere un’azione terroristica".

Scarica e ascolta il podcast con l'intervista a padre Giulio Albanese