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Venezuela: cresce la ribellione contro il regime di Maduro

La procuratrice generale Luisa Ortega - REUTERS

La procuratrice generale Luisa Ortega - REUTERS

di Paola Simonetti

Il clima di rivolta in Venezuela si infuoca di giorno in giorno, a fronte di una repressione sempre più dura. Nelle ultime ore le forze armate di Caracas affermano di aver fermato un gruppo di militari che, nella città di Valencia, aveva tentato un attacco contro una loro base. Nello scontro uno dei ribelli è stato ucciso. 

Il capitano del gruppo ha precisato: "Ci dichiariamo in legittima ribellione "alla "tirannia” del presidente Maduro. Escludendo di volere "un golpe", ha aggiunto: "la nostra è un'azione civica e militare". Ucciso in una manifestazione proprio a sostegno dei militari in rivolta, anche il dirigente di una delle formazioni d'opposizione.

Nelle parole del presidente venezuelano a commento dell’accaduto, la sintesi della posizione del governo: "Una settimana fa abbiamo vinto con i voti – ha dichiarato Maduro - oggi è stato necessario vincere il terrorismo con le pallottole".

Da parte sua, la procuratrice generale del Venezuela Luisa Ortega Diaz, esautorata sabato dalla nuova assemblea costituente con l'accusa di aver tradito il Paese non usando la propria carica per stroncare le proteste, afferma in una intervista a La Stampa: "Se mi succederà qualcosa, la colpa sarà del governo. In particolare del servizio segreto". E aggiunge: "In Venezuela non c'è più un governo" e "l'esecutivo serve solo a occupare illegalmente il Paese e sfruttarne le risorse, alla faccia della gente". 

Una situazione complessa, di difficile lettura, nell’ambito di un clima di caos secondo Silvana Monti Pacifici, giornalista e membro dell’Associazione Latinoamericana in Italia:

“Adesso si parla di questa ribellione: ribellione, sì, di una parte dei militari. E il governo intanto afferma di aver debellato questa ribellione. Io ho i miei dubbi: non so esattamente se possa essere veramente una ribellione o un falso che il governo mette in atto perché la gente venga fuori e poi si crei la violenza. C’è un’enorme confusione”.

Sullo sfondo dell’insediamento della nuova Costituente, eletta fra brogli, si aggrava dunque la situazione di un Paese che resta nella  morsa di una drammatica crisi, sottovalutata dalla comunità internazionale. Ancora Silvana Monti Pacifici:

“Il popolo venezuelano non ha cibo, non ha neanche uno stipendio minimo necessario per vivere, per sopravvivere. Non ha le medicine necessarie per curarsi, gli ospedali mancano dei presidi chirurgici per curare la popolazione. Le parole mi mancano quando parlo di questa situazione, gravissima, che secondo me è stata vista con troppa leggerezza a livello internazionale. E’ un problema di dittatura contro un popolo intero, che vive nella miseria, che da essere ricchissimo – come potremmo essere – non abbiamo niente, in questo momento: le cose necessarie, non le abbiamo”.

Urgenti dunque sarebbero azioni proprio della comunità internazionale, afferma Silvana Monti Pacifici:

“Sicuramente dichiarare una situazione di emergenza umanitaria che permetta di far arrivare alla popolazione le medicine. Si parla di 100 morti: queste cifre non sono vere. 100 morti tra i ragazzi che hanno protestato dal mese di aprile fino ad oggi, per strada; però sono molti di più, perché non si contano le persone malate, le persone ferite che poi sono morte, le persone che non possono essere neanche curate in ospedale: queste non vengono contate. Sono considerate soltanto come persone che sono morte di morte naturale. Ma non è naturale uscire in strada, prendere una pallottola e non avere nemmeno la possibilità di prendere un antibiotico, di ricevere una sutura medica … La seconda cosa è, a livello internazionale, dichiarare questa costituente di Maduro assolutamente illegale, antidemocratica, non voluta dal popolo”.

Intanto, a portare un po’ di sollievo alla popolazione, ci provano le organizzazioni non governative in collaborazione con la Chiesa, per la fornitura di medicinali e beni essenziali. 

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