Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Africa

Congo: il mondo salvi i bambini affamati e violentati, appello dell'Unicef

Popolazioni sfollate, in fuga dalle violenze, nella Repubblica democratica del Congo - AFP

Popolazioni sfollate, in fuga dalle violenze, nella Repubblica democratica del Congo - AFP

di Roberta Gisotti

“Il mondo non deve chiudere gli occhi davanti alla tragica situazione in cui si trovano bambini e famiglie nella regione del Grand Kasai, nella Repubblica democratica del Congo”, percorsa da terribili violenze fra esercito governativo e gruppi filogovernativi da un lato e milizie antigovernative dall’altro. A lanciare l’accorato appello è l’Unicef in risposta ai crescenti bisogni umanitari nel Paese africano, dove la contesa politica si è incendiata nell’ultimo anno dopo l’annuncio del presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001, di non voler lasciare l’incarico, in scadenza nel 2016 e di voler riformare la Costituzione per candidarsi nuovamente alla guida dello Stato, per un terzo mandato.

A nulla è valso - per riportare la pace sociale nel Paese, grande otto volte l’Italia - l’accordo raggiunto tra le parti, il 31 dicembre scorso, con la mediazione dei vescovi cattolici, di mantenere il presidente Kabila al suo posto fin quando non saranno indette nuove elezioni entro quest’anno. Sono cosi falliti i tentativi di nominare un nuovo governo per la transizione. Segnale inquietante l’omicidio di due esperti delle Nazioni Unite e del loro interprete, i cui corpi sono stati rinvenuti il 29 marzo scorso, inviati nel Paese africano per verificare le sanzioni inflitte al regine di Kinshasa dal Consiglio di sicurezza. Un prezzo alto, nel clima d’insicurezza generale, sta pagando anche la Chiesa cattolica, che ha lanciato un appello alle autorità congolesi per la liberazione di due sacerdoti rapiti nella notte tra il 16 e 17 luglio scorso, nella diocesi di Beni-Butembo nel Nord Kivu, mentre non si sa nulla della sorte di altri tre padri assunzionisti sequestrati nell’ottobre 2012.

La popolazione - oltre 80 milioni di persone - è sempre più sofferente, stremata, perseguitata. Ieri le ultime vittime segnalate nella capitale Kinshasa: almeno 12 le persone uccise da colpi d’arma da fuoco in diverse zone, tra cui nei pressi della prigione nel centro cittadino, assaltata nel maggio scorso e da cui fuggirono 4 mila detenuti.

Tra le zone più colpite dai sanguinosi scontri è quella del Kasai, regione mineraria, roccaforte dei sostenitori del nativo Etienne Tshisekedi, storico oppositore del presidente Kabila, morto nel febbraio scorso. Qui, negli ultimi 12 mesi, 1 milione e 400 mila persone sono stati costrette ad abbandonare le loro case, fra cui 850 mila bambini. L’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha denunciato la scorsa settimana “crimini contro l’umanità” e “pratiche di pulizia etnica” perpetrati contro la popolazione, sia dai soldati governativi che da miliziani ribelli. Negli ultimi tre mesi - ha documentato l’agenzia dell’Onu - più di 250 civili sono stati assassinati, e tra loro 62 bambini in gran parte sotto gli 8 anni. Nella regione sono state trovate 80 fosse comuni e tra i sopravvissuti fuggiti, circa 40 mila  nella vicina Angola, vi sono persone mutilate in modo atroce, che hanno raccontato episodi raccapriccianti di familiari bruciati vivi nelle loro case date alle fiamme, di violenze sessuali su bambini e ragazzini, perfino costretti a bere il sangue dei loro genitori uccisi. Da qui “un monito molto serio” rivolto dall’Unhcr al governo del Congo e al presidente Kabila perché “intervengano immediatamente per impedire l’espandersi delle violenze” e “per rispettare l’obbligo di proteggere tutta la popolazione qualunque sia l’etnia di appartenenza, nella regione del Kasai”.

L’infanzia violata in ogni modo, “nulla può giustificare queste azioni”: è il grido di aiuto che ha lanciato Marie-Pierre Poirier, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa settentrionale e centrale

Quando accogliamo i migranti sulla nostre coste dobbiamo pensare anche a rendere possibile la vita nei loro Paesi: sollecita Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef-Italia, rilanciando l’invito alla comunità internazionale ad intervenire presto per salvare almeno 400 mila bambini congolesi dalla malnutrizione acuta e grave, che associata ad altra conseguenti patologie  ne rende impossibile il recupero.

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista a Giacomo Guerrera