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Crisi Venezuela: si mobilita la comunità internazionale

Oppositori venezuelani in piazza - AFP

Oppositori venezuelani in piazza - AFP

Di Paola Simonetti

Il governo del Venezuela sta dando la caccia agli autori dell’attacco che, due giorni fa un gruppo di militari ha messo a segno nella base delle forze armate di Maduro, a Valencia; una ribellione, contro il regime del presidente venezuelano stroncata sul nascere che ha visto due vittime fra gli oppositori. 

Maduro appare sempre più solo, in un contesto sociale di strenua rivolta, con la popolazione, ora non solo civile ma anche militare, che si definisce “pronta a morire” per denunciare il grave stato di crisi economica che ha condotto sul baratro l’intero Paese, con mancanza di cibo, medicinali, beni di prima necessità. 

Uno scenario giunto ad un livello di drammaticità tale, soprattutto sul fronte della repressione e delle restrizioni democratiche, da spingere le Nazioni Unite a denunciare oggi "il diffuso, eccessivo e sistematico uso della forza". Intanto, si muove la comunità internazionale su più fronti per mettere in campo azioni a sostegno della popolazione, che secondo un’analisi di Salvador Mendoza, responsabile in Italia della Ong “Un mondo senza bavaglio”, non arretrerà di un solo passo per risolverla: 

R. – La situazione in Venezuela è molto critica: questo non è un caso isolato, ma andrà sicuramente avanti perché in Venezuela oggi c’è una crisi umanitaria e una crisi generale che riguarda tutte le facce della società: dai ricchi ai poveri. Gli stessi militari in tutte le caserme stanno vivendo questa situazione, con i figli che non trovano da mangiare o i familiari che non trovano le medicine. Quindi questa è una situazione che sicuramente si protrarrà finché non verrà risolta la crisi in cui si trova il Venezuela.

D. – L’amministrazione Trump, questa è notizia di oggi, si prepara ad ampliare le sanzioni contro il Venezuela, e d’altra parte ci sono i ministri degli Esteri di quattordici Paesi del continente americano che si riuniscono oggi a Lima, in Perù, proprio per discutere della crisi venezuelana. Parliamo davvero di tanti Paesi: Argentina, Barbados, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala… Il regime di Maduro sembra fare terra bruciata intorno a sé: è davvero così?

R. – Il sostegno della comunità internazionale in questo momento è vitale per lottare contro la dittatura di Maduro. È chiaro che una rottura dell’ordine democratico in Venezuela è un grave problema per la regione non solo a livello politico, di democrazia, ma anche a livello economico. Secondo me, questa riunione potrebbe dare come risultato anche un’azione più significativa da parte dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa): sarebbe importante l’attivazione definitiva della Carta interamericana dei diritti umani contro la dittatura di Nicolas Maduro.

D. – Si dice che Cuba sia invece ancora dalla parte di Maduro: è così? E se sì, perché? Quali sono gli interessi?

R. – Senz’altro Cuba continua ad essere dalla parte della dittatura. I cubani hanno interessi economici nel Paese venezuelano dal momento che quest’ultimo è uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina; fornisce da anni petrolio e tante risorse economiche all’isola di Cuba, che non riusciva a trovarle da nessun’altra parte.

D. – L’America Latina, come sappiamo, ha conosciuto le più feroci dittature nel corso degli ultimi decenni: quella di Maduro ha, secondo lei, caratteristiche diverse rispetto a quelle precedenti?

R. – La dittatura di Maduro è una dittatura che, a livello di crudeltà e di repressione, non ha nulla di diverso rispetto alle altre: è una delle peggiori dittature, in cui sono stati uccisi tantissimi venezuelani, e non solo per l’attività di repressione, ma anche per la mancanza di cibo e medicinali. La grossa differenza che c’è oggi tra la dittatura di Maduro e le altre è che si tratta del potere esercitato nell’era dell’informazione. Oggi ci troviamo in un mondo globalizzato, dove le informazioni si riescono a far arrivare oltre il continente attraverso i Social Media. Anche se la dittatura in qualche modo cerca di chiudere i canali televisivi, le radio e i giornali, per cercare di isolare i venezuelani e non informarli su quello che realmente accade nel Paese, attraverso i Social Network, come Facebook, Twitter, Instgram e gli altri, i venezuelani sono comunque riusciti in qualche modo a far capire al mondo quello che sta accadendo nel Paese. Questa è stata, secondo me, la chiave per i venezuelani: a livello mondiale gli occhi si sono girati verso il Venezuela. Altrimenti, questa situazione sarebbe andata avanti per anni e nessuno se ne sarebbe accorto. 

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista integrale: