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A Milano i funerali del card. Tettamanzi, testimone fedele di Cristo

I funerali del card. Tettamanzi nel Duomo di Milano - ANSA

I funerali del card. Tettamanzi nel Duomo di Milano - ANSA

di Adriana Masotti

E’ l’amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Miliano, cardinale Angelo Scola a presiedere i funerali del card. Dionigi Tettamanzi, scomparso sabato scorso. Oltre 5000 i fedeli che riempiono il Duomo. A concelebrare altri sei cardinali, una trentina i vescovi e arcivescovi a cominciare dall’arcivescovo eletto di Milano mons. Mario Delpini. Più di mille i sacerdoti. Nutrita la presenza delle autorità civili locali e, in rappresentanza del governo italiano, il ministro per l’Agricoltura, Maurizio Martina.

“La morte di questo uomo, ‘amabile ed amato’ come lo ha definito Papa Francesco nel suo messaggio, non è una sconfitta della vita; al contrario, ne è la pienezza: la sua morte è una vittoria”.

Il card. Scola facendo riferimento alle due Letture sulla Passione di Gesù proposte dalla Liturgia e poi al Vangelo che descrive l’incontro di Gesù Risorto con i suoi Apostoli, ricorda che, come il Cristo offrì se stesso per tutti noi, così anche il card. Tettamanzi seppe fare della sua vita un’offerta.

Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava, e con eccezionale pazienza salutava ad uno ad uno”.

Uno sguardo poi alle tante attività portate avanti dal cardinale: rilevante la collaborazione con San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, e da ultimo con Papa Francesco nel campo delle scienze morali e bioetiche nel quale era profondamente esperto.

“Per quanto riguarda la nostra cara metropoli milanese, prosegue il card. Scola, il rapporto del cardinal Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso l’apertura al confronto sociale, a cui va aggiunto quello ecumenico con i fratelli ebrei e quello interreligioso; ma si espresse attraverso un'attenzione ai problemi della famiglia, del matrimonio, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e della emarginazione nelle sue tante e dolorose forme”

"Il cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia - afferma ancora il card. Scola - che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di ciascuno” nel rispetto dei propri doveri. “Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre". Ma, precisa il card. Scola, affidare il cardinal Dionigi al Padre non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità che da questa fede ci viene nel metterci a servizio.

“Perché fu questa fede il motore di tutte le espressioni di vita del cardinale. Il cardinale ce lo ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta. La morte in Cristo del cardinale Dionigi getta allora una luce su tutta la sua vita e soprattutto sul suo ministero”.

Egli, conclude il card. Scola, ha voluto realmente essere un testimone fedele di Cristo, teso a non perdere nulla di quanto la Chiesa gli aveva affidato. Da qui l’assunzione di impegno:

“La Chiesa ambrosiana, e non solo, saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro”.

Al termine della celebrazione, la sepoltura del cardinale Tettamanzi in Duomo, sul lato destro della cattedrale, ai piedi dell’altare Virgo Potens accanto all’urna con le spoglie del beato cardinale Schuster, a suo tempo arcivescovo di Milano.

 

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