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Nuove minacce tra Usa e Nord Corea: preoccupati i vescovi

Il presidente Trump e Kim Jong-un - AP

Il presidente Trump e Kim Jong-un - AP

di Adriana Masotti e Marie Duhamel

 

Nuovo scambio di minacce tra il presidente Usa, Donald Trump, e il governo della Corea del Nord dopo l’annuncio coreano del lancio di missili balistici a raggio intermedio nelle acque vicino all'isola americana di Guam, programmato per il prossimo 15 agosto. Trump ha commentato: "Forse non è stata sufficientemente dura" la mia minaccia di colpire con ‘fuoco e fiamme’ Pyongyang se dovesse attaccarci”. Il presidente ha affermato che gli americani “devono sentirsi al sicuro perché se la Corea del Nord dovesse anche solo immaginare di attaccare qualunque cosa che amiamo”, le accadranno cose finora ritenute impossibili.

Altrettanto dura la replica di Pyongyang che a sua volta minaccia di “cancellare dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori che fanno tentativi disperati di soffocare il Paese socialista". L'amministrazione Trump è comunque al lavoro con i suoi alleati per trovare una soluzione diplomatica alla crisi, lo assicura il segretario americano alla Difesa, l'ex generale James Mattis, mentre le autorità di Seul, nonostante la situazione, confermano la massiccia annuale esercitazione aerea e terrestre congiunta con gli Stati Uniti dal 21 al 31 agosto.

Intanto un nuovo appello alla cautela arriva dalla Cina che sul quotidiano del Partito comunista cinese “Global Times” annuncia la sua neutralità in un eventuale conflitto Usa-Corea del Nord, se Pyongyang dovesse attaccare per prima, ma un deciso intervento se le azioni di entrambi dovessero minacciare i suoi interessi.

Forte la preoccupazione espressa anche dalla Chiesa locale. Il Consiglio Nazionale delle Chiese in Corea del Sud ha inviato una lettera urgente al presidente sudcoreano Moon Jae-in, in cui esorta l’avvio di un dialogo immediato con la Corea del Nord per alleviare l’attuale tensione. Nel messaggio, il Consiglio ribadisce la speranza di vedere una riunificazione pacifica delle due Coree. Anche il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo metropolita di Seul, in un messaggio invita la Corea del Nord al dialogo.  Marie Duhamel ha chiesto a mons. René Dupont, delle Missioni estere di Parigi, vescovo emerito di Andong, che cosa pensa della politica del presidente del Sud Corea:

R. – Il presidente Moon vuole fortemente la pace del Paese e in questo senso è sostenuto da tutti i cattolici. Egli ha sempre detto e continua a dire che bisogna avere un atteggiamento forte nei riguardi della Corea del Nord, il che significa che se ci fosse un attacco da parte della Corea del Nord, sarebbe necessario saper rispondere. E’ il solo che abbia detto apertamente di volere il dialogo con la Corea del Nord e che proponeva alla Corea del Nord un colloquio di pace. E questo è veramente straordinario!

D. – Anche nel corso del vertice dell’Asean, a Manila, il governo sudcoreano ha ripetuto la disponibilità al dialogo, che è stato rifiutato. E’ in questo modo, continuando a chiedere e a proporre un colloquio, che questo potrà prima o poi aver luogo?

R. – Se non si propone, il dialogo non si potrà mai avverare. Ma è necessario arrivare a un dialogo. I rappresentanti del Nord non sono liberi di dire quello che pensano, perché devono seguire le direttive dall’alto e le direttive del loro leader dicono che per il momento di dialogo non se ne parla, a prescindere dalle idee personali delle persone che lo rappresentano, che sono costretti a dire quello che dice il Grande Leader. Non esiste alcuna forma di libertà d’espressione, nemmeno per i ministri, né per i plenipotenziari all’estero: non c’è alcuna possibilità per un cittadino della Corea del Nord di dire il contrario di quello che afferma il presidente.

D. – Come si spiega che la Corea del Nord continua a rifiutare l’offerta di dialogo?

R. – In realtà, nessuno riesce a spiegarsi dove voglia arrivare il leader del Nord. Infatti, anche se fosse capace di lanciare una bomba atomica sugli Stati Uniti, egli sa bene che la notte successiva sarà schiacciato dagli americani. E’ un dittatore testardo, non ascolta nessuno e non parla con nessuno. E nessuno sa quello che vuole.

D. – Il presidente Moon parla di pace e di riconciliazione. Al di là di questa mano tesa, ci sono altri piccoli passi che pensa di fare?

R. – Uno dei piccoli passi è fare incontrare i rappresentanti delle famiglie che sono state separate 60 anni fa: questo sarebbe un piccolo passo, permettere loro di incontrarsi.

D. – Ci sono altre iniziative di solidarietà verso i nordcoreani?

R. – Esiste una fondazione per la cura della tubercolosi. La Corea del Nord non riesce a debellare la tubercolosi. E’ da 20 anni che ogni sei mesi una équipe parte dalla Corea del Sud con i medicinali e si reca nei centri per i tubercolotici in Corea del Nord, e questo continua nonostante tutte le difficoltà attuali.

 

Non è la prima volta che la Corea del Nord provoca tensioni con gli Stati Uniti, con la Corea del Sud, la prima a sentirsi minacciata da Pyongyang e di conseguenza con la comunità internazionale. Ma per Dario Fabbri, analista della rivista Limes, la crisi attuale non è da considerarsi una delle tante provocazioni.

Ascolta l'intervista di Stefano Leszczynski: