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Cento anni fa nasceva Romero. Paglia: ucciso per aver scelto i poveri

Mons. Oscar Romero - ANSA

Mons. Oscar Romero - ANSA

di Francesca Sabatinelli 

Il prossimo 15 agosto ricorrono i cento anni della nascita del Beato Oscar Arnulfo Romero. Per ricordare l’arcivescovo e martire, ucciso nel 1980 in Salvador dagli squadroni della morte, sabato 12 agosto viene celebrata una Messa nella Cattedrale londinese di San Giorgio a Southwark: qui è conservata una croce con le reliquie del Beato. Un altro importante appuntamento delle celebrazioni che ricorderanno il centenario di mons. Romero sarà il 23 settembre nella Cattedrale di Westminster, dove ci saranno i Vespri ecumenici alla presenza dei rappresentanti di tutte le Chiese cristiane d’Inghilterra. A pronunciare l’omelia sabato nella Cattedrale di San Giorgio sarà mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nonché postulatore della causa di canonizzazione di Romero. Ai nostri microfoni ci spiega l'importanza di ricordare l'arcivescovo di San Salvador:

R. – Ricordarlo è importante perché è uno dei testimoni che ha segnato la storia della Chiesa dal Vaticano II in poi. Non a caso il 24 marzo, giorno del suo martirio, si celebrano i martiri di tutta la Chiesa contemporanea – i nuovi martiri – e, per di più, le stesse Nazioni Unite hanno scelto questo giorno come giorno di memoria della libertà della propria fede, della testimonianza delle proprie convinzioni.

D. – Eppure, non bisogna dimenticare che ci sono ancora delle resistenze proprio a casa di mons. Romero, in Salvador, per quanto riguarda la memoria di quest’uomo, di questo martire…

R. – Le resistenze purtroppo non sono solo a casa, ma anche fuori, e vicino a noi tante volte. La resistenza nasceva dal fatto che, come scrive il Concilio Vaticano II, come la Chiesa latinoamericana immediatamente dopo il Concilio aveva affermato: il Vangelo non è indifferente, il Vangelo non è una devozione, il Vangelo cambia il mondo. E Romero aveva compreso che, per cambiare il mondo, occorreva ripartire, come scrive il Vangelo, dall’amore per i poveri. Molti hanno pensato che questa scelta per i poveri fosse una scelta politica, dettata magari da un’analisi marxista. Ma non è così: la scelta di amare i poveri per cambiare il mondo è la stessa che fece Gesù. Questa scelta Romero la fece sua, e molti si opposero fino ad ucciderlo. Si opposero quelli che, anche se "cristiani", erano però dei dittatori, coloro che volevano soggiogare i più poveri, sfruttarli e violentarli, Romero scelse invece questa Chiesa. Ed ecco perché c’è un grande consenso attorno a lui. Lo hanno voluto uccidere per farlo tacere. Romero, con il sacrificio della vita, continua oggi a parlare.

D. – Una scelta, quella di mons. Romero, che, ha detto Papa Francesco, ha condotto anche a un martirio post mortem…

R. – Sì, Papa Francesco pronunciò queste parole davanti ai vescovi del Salvador e a un pellegrinaggio di salvadoregni, venuti per ringraziarlo della beatificazione di Romero. E Papa Francesco scandì queste parole con una forza che io non dimentico. È l’opposizione che ancora oggi tanti, o alcuni, vogliono fare allo stesso messaggio di Papa Francesco: il Vangelo non lascia il mondo così com’è, il Vangelo non lascia i credenti come se nulla fosse. Il Vangelo chiede di scegliere, di stare dalla parte dei poveri, dei sofferenti, di dare la vita per questo, ecco perché Papa Francesco, sottolineando anche l’opposizione post mortem a Romero, in fondo continua a dire quello che già Gesù tante volte aveva detto: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ed ecco perché non dobbiamo arrenderci o arretrare, ma dobbiamo continuare a guardare Romero come un grande esempio di credente, di nuovo martire di questo tempo. Come si può essere cristiani, guardare Romero e poi essere indifferente a quelli che muoiono nel Mediterraneo o alzare barriere e muri oppure girarsi dall’altra parte di fronte ai conflitti?

D. – Mons. Paglia, a che punto è il processo di canonizzazione?

R. – Io credo che siamo a un buon punto. Stiamo esaminando un miracolo che riguarda una donna incinta e il suo bambino che sono stati, speriamo, miracolosamente guariti per intercessione di mons. Romero. È stato terminato il processo diocesano, che è giunto a Roma e abbiamo iniziato l’esame del miracolo. Mi auguro che il processo vada a compimento presto. Se tutto questo accade, è possibile che anche l’anno prossimo si possa sperare di celebrare la canonizzazione di Romero. 

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a mons. Vincenzo Paglia