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Migranti, tre ong si ritirano dai salvataggi al largo della Libia

Migranti salvate dalla Proactiva Open Arms - AP

Migranti salvate dalla Proactiva Open Arms - AP

di Francesca Sabatinelli 

Nel 2016 le Organizzazioni non governative hanno salvato più vite nel Mediterraneo rispetto alla Marina Militare e alla Guardia Costiera italiane. A rilevarlo sono i dati del rapporto dell’agenzia europea Frontex “Annual Risk Analysis 2017”. Oggi, quelle stesse Ong, almeno alcune di loro, hanno fermato le loro navi a Malta, per non sfidare le minacce della guardia costiera libica, dopo che il governo di Tripoli ha unilateralmente annunciato di voler creare una Sar (zona di ricerca e soccorso) oltre le sue acque territoriali, interdetta alle navi straniere. "Le Ong non rispettano la nostra legge, le nostre direttive", è l'accusa dei massimi gradi della Guardia costiera libica per i quali finora le Ong "hanno offerto un servizio eccellente ai trafficanti, un aiuto perfetto: le loro navi non fanno salvataggio, loro fanno trasporto, trasbordo diretto dei migranti". 

Continuare le operazioni metterebbe a rischio l’incolumità degli equipaggi, spiega Filippo Ungaro, direttore della comunicazione di Save The Children che, assieme a Medici Senza Frontiere e Sea Eye, per il momento ha bloccato le sue navi. Ciò che ci interessa è riprendere al più presto i soccorsi, prosegue Ungaro, che sottolinea la necessità di operare in sicurezza. Tutt’altra decisione quella di Moas, Sos Mediterranee e Proactiva Open Arms, la cui nave Golfo Azzuro ha lasciato Malta per dirigersi verso la zona di soccorso migranti davanti alla Libia. “Magari non ci avvicineremo molto alla Libia”, spiega Riccardo Gatti, capo misione a bordo delle navi della ong spagnola.

Sul tema interviene l’Italia: "Nessuno ha abbandonato o pensato di abbandonare il Mediterraneo – ha affermato in un'intervista al Messaggero Mario Morcone, capo di gabinetto ed ex direttore del Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale - e se la Libia si stabilizza e ottiene di tornare alla normalità anche con una propria area di Search and rescue, questo è un segnale positivo per tutti, a cominciare da chi vuole il bene dei migranti”. Morcone, ha aggiunto che ritiene normale che la pacificazione del Paese includa l'esistenza di un ente libico che coordini i soccorsi nella sua area Sar ed "è abilitato a contattare l'Italia e Malta per decidere come gestire i salvataggi in mare”. 

Ascolta e scarica il podcast delle interviste a Filippo Ungaro e Riccardo Gatti