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Francesco: prego per le vittime degli attentati, basta terrorismo

Papa Francesco in preghiera - EPA

Papa Francesco in preghiera - EPA

di Alessandro Gisotti

“Prego per tutte le vittime degli attentati di questi giorni. La violenza cieca del terrorismo non trovi più spazio nel mondo”. E’ il tweet pubblicato da Papa Francesco sul suo account Twitter @Pontifex in 9 lingue. Un tweet in cui il Pontefice esprime il suo dolore per le vittime di tutti gli attentati che, purtroppo, in questi giorni hanno colpito indiscriminatamente innocenti, in particolare a Ouagadougou, in Burkina Faso, a Barcellona e da ultimo in Finlandia.

In tante occasioni, fin dall’inizio del suo Pontificato, il Papa ha condannato il terrorismo e la follia della violenza perpetrata in nome di Dio. Anche in questo 2017, segnato purtroppo da attentati terroristici in tante parti del mondo, Francesco ha levato alta la sua voce di condanna per questi atti barbarici, chiedendo sempre che il Signore converta il cuore di chi si macchia di tali crimini. E non solo nelle espressioni di cordoglio dopo il verificarsi degli attentati. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, il Pontefice ribadisce con forza che “nessuna religione è terrorista” e che “la violenza è una profanazione del nome di Dio”. “Non stanchiamoci mai di ripeterlo – è l’ammonimento accorato di Francesco – mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!”.

Fortissima la condanna del terrorismo che Papa Francesco pronuncia il 9 gennaio di quest’anno quando riceve per l’udienza di inizio anno il Corpo Diplomatico presso la Santa Sede. Il terrorismo, afferma il Papa, è “una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere”. Di qui l’appello “a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio”. E rivolgendosi a rappresentanti diplomatici di tutto il mondo aggiunge:

“Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale. Esso potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale della vita”.

Significativamente, il Papa torna a parlare di terrorismo nell’incontro con le autorità politiche nel suo viaggio apostolico in Egitto, il 28 aprile scorso, in una visita che ha tra i suoi punti forti la solidarietà alla comunità copta colpita, negli ultimi anni, da una serie di sanguinosi attentati. L’Egitto, esorta il Papa, “è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo”. E ribadisce che l’Egitto “nello stesso tempo costruisce la pace e combatte il terrorismo, è chiamato a dare prova che La fede è per Dio, la Patria è per tutti”, “dimostrando che si può credere e vivere in armonia con gli altri, condividendo con loro i valori umani fondamentali e rispettando la libertà e la fede di tutti”.

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