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Terrorismo. Card Parolin: no a spirale dell'odio. Servono risposte costruttive

Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin - ANSA

Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin - ANSA

di Gabriella Ceraso

“Non cedere alla spirale dell’odio ma rispondere sempre come cristiani, in modo costruttivo”. Interpellato da Askanews in occasione della sua prima visita a Mosca il Segretario di Stato vaticano  cardinale Pietro Parolin risponde così ad una domanda sull’orrore generato dal terrorismo dopo i fatti di Barcellona. E ribadisce che “Dio è il Dio della vita e non può essere chiamato a giustificazione del nostro odio e del nostro desiderio di morte nei confronti degli altri”.

Diverse le domande sulle tematiche internazionali a partire dalla crisi in Venezuela, in cui il cardinale Parolin è stato Nunzio apostolico in quel Paese che conosce dunque molto bene. Ne parlerà con Putin, gli viene chiesto?  Anche la Russia ha un ruolo da svolgere, dunque ” il tema sarà nelle conversazioni di questi giorni”, ammette il cardinale che spiega quanto tutti i Paesi amici del Venezuela e la comunità internazionale debbano ora “facilitare il negoziato”. Questa è la soluzione proposta anche dalla Santa Sede, ribadisce: ”se pensiamo ai tanti morti nelle manifestazioni viene davvero un brivido”,” lì bisogna riuscire a parlarsi”, "serve"- ribadisce citando anche l’intenzione del Papa- “un accordo politico per arrivare ad una soluzione democratica e pacifica”.

Un ruolo importante lo può avere la Russia anche per la pace in Terra Santa, afferma il cardinale rispondendo ad una domanda in proposito. In Medio oriente servono “soluzioni regionali e la ricostruzione della fiducia”: la Russia ha canali di comunicazione con diversi attori regionali e che possono portare le parti a riavvicinarsi. La Santa Sede, sottolinea il porporato, incoraggia tutti a fare passi in questa direzione.

Più complesso e delicato il capitolo Ucraina. Al cardinale viene chiesto come il coinvolgimento della Santa Sede possa contribuire alla pace nel paese europeo? Si parlerà di diverse questioni discusse l'anno scorso con le Autorità di Kiev, fa sapere Parolin. L’auspicio, è che tutte le parti coinvolte nel conflitto rispettino ed adempiano pienamente gli accordi presi, mentre la santa Sede continua ad impegnarsi sul fronte umanitario . “Per quanto riguarda la Comunità greco-cattolica ucraina” afferma il cardinale “la Santa Sede è in continuo contatto, soprattutto con i Vescovi di detta Chiesa, come del resto lo è anche con i Presuli di rito latino, perché entrambi sono parte della Chiesa Cattolica e quindi entrambi, sia pur nelle forme diverse previste dal diritto, soggetti al ministero del Papa. Un costante scambio reciproco e l'impegno comune a sanare le difficoltà del passato è di un'importanza particolare, perché permette una migliore conoscenza della realtà, per così dire, dal di dentro, ivi comprese le preoccupazioni, le attese e le proposte della locale Comunità cattolica, per un contributo comune alla pace nella delicata area dell'Est europeo”.

Il dialogo con Mosca e i passi in avanti nel cammino ecumenico, al centro delle altre domande al porporato. La linea è quella del “dialogo” e dell’ascolto e nel caso del Patriarcato, dopo lo storico incontro a L’Avana, il porporato parla di ”un cammino verso un’unità più fattiva” da entrambe la parti, pur “tra non lievi difficoltà”. Ora l’auspicio è che possano realizzarsi tante “altre iniziative ispirate a criteri evangelici e dalla ricerca del bene di tutti perché i risultati siano più percepibili da un occhio esterno”.

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