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Sud Sudan, emergenza profughi. Chiesa sostenerli in patria e all'estero

Sud Sudan: popolazione in fuga da guerra e carestia - ANSA

Sud Sudan: popolazione in fuga da guerra e carestia - ANSA

di Roberta Gisotti

Profughi in fuga dalla guerra civile e dalla carestia in Sud Sudan. Un appello per aiutarli è giunto in questi giorni dal governo del Sudan, dove il totale dei rifugiati sud sudanesi ha raggiunto la cifra di 1,3 milioni. Khartum chiede sostegno alla comunità internazionale per assisterli, trascorsi appena sei anni dall’indipendenza conquistata dal Sud del Paese, a maggioranza cristiana e animista, per staccarsi - dopo un’annosa sanguinosa guerra civile - dal Nord, a maggiorana islamica.

La Nazione più giovane del mondo è ripiombata infatti nel 2013 in un conflitto intestino insorto tra il Presidente Salva Kiir di etnia Dinka e il suo ex vice Riek Machar di etnia Nuer. Una crisi politica e sociale che ha portato il Sud Sudan a registrare un’inflazione record del 900%, che ha paralizzato le attività economiche, aggravata da una carestia portata dalla guerra e dalla siccità. In questo contesto umanitario drammatico, la Chiesa del Paese africano è impegnata in prima fila, grazie anche alla rete della Caritas Internationalis, per sostenere la popolazione sofferente e stremata, come spiega Fabrizio Cavalletti, responsabile dell’Ufficio per l’Africa della Caritas Italiana.

R. – La situazione è ulteriormente peggiorata, in particolare in questo ultimo anno. Se prima c’erano due fazioni che si fronteggiavano – una legata al Presidente, al governo in carica, e l’altra al suo oppositore – da un po’ di mesi a questa parte si registra una violenza ancor più diffusa e abbastanza anarchica di gruppi che si contendono le risorse locali, che saccheggiano i villaggi… e c’è quindi una situazione molto critica, che provoca molti sfollati interni e molti profughi. Ci sono circa un milione e 900 mila sfollati interni e circa due milioni di persone che sono invece fuggite dal Sud Sudan e si sono rifugiate nei Paesi limitrofi: l’Uganda, il Sudan, l’Etiopia, la Repubblica democratica del Congo, il Kenya e un numero minore nella Repubblica Centrafricana.

D. – In questa situazione, che cosa riesce a fare la Chiesa del Sud Sudan?

R. – La Chiesa del Sud Sudan è mobilitata da sempre nell’aiuto alle persone più svantaggiate della popolazione, sia quella in fuga sia quella che rimane, seppure in condizioni precarie, dove vive, sia le persone sfollate o profughe; soprattutto opera attraverso l’aiuto alimentare, perché non dimentichiamo che il Sud Sudan è uno dei quattro Paesi in cui è stata dichiarata dalle Nazioni Unite una situazione di carestia, insieme alla Somalia, il Nord-Est della Nigeria e lo Yemen. Carestia dovuta al conflitto ma anche alla siccità: c’è anche una crisi ambientale che ha colpito questo Paese. Quindi la Chiesa sta rispondendo con aiuti alimentari, con assistenza medica e poi si sta operando anche per aiutare le persone a riattivare le attività produttive, in particolare l’agricoltura e l’allevamento, laddove questo sia possibile.

D. – Essendoci, infatti, una situazione di guerra civile, sarà anche difficile riferirsi a delle autorità?

R. – In realtà, le autorità ci sono, perché in Sud Sudan c’è comunque un governo, ci sono delle autorità locali, ma è chiaro che tutto è molto precario e difficilmente gestibile; è anche vero che alcune azioni di sostegno alla riattivazione di attività produttive sono possibili: si sta cercando di farlo con la fornitura di sementi, di attrezzi agricoli, di opere di riabilitazione del territorio.

D. – La scelta è quindi di sostenere una vita ordinaria per pacificare questi Paesi – ce ne sono tanti in Africa in armi – piuttosto che pensare di assistere tutte le persone che fuoriescono dai loro Paesi, che sono percorsi da guerre.

R. – Sì, ma chiaramente si fa l’uno e l’altro, perché c’è in Sud Sudan un’azione di assistenza alla popolazione che rimane in Sud Sudan, sfollata e non sfollata, e c’è poi un’azione di aiuto, sempre portata avanti anche dalle Chiese nei Paesi dove i profughi sud-sudanesi – se si parla di profughi sud-sudanesi – stanno fuggendo. Quindi, le persone si aiutano dove esse sono e si cerca di aiutarle sia con un aiuto d’urgenza, - che in percentuale è il più importante, è il principale almeno della rete Caritas e possiamo dire della Chiesa in generale - ma anche con azioni di sostegno alla riattivazione delle attività produttive, che è possibile svolgere anche in conduzioni così precarie. Complessivamente, la rete Caritas in Sud Sudan sta aiutando all’incirca oltre 480 mila persone, facendo la somma di tutti gli interventi in atto, per un valore di oltre 29 milioni di dollari. La Caritas Sud Sudan, che è la Caritas locale, direttamente sta implementando un programma di oltre due milioni di euro, che anche la Caritas italiana sta appoggiando, grazie ad un contributo della Conferenza episcopale italiana, che ha come beneficiarie oltre 3 mila famiglie, quindi circa 15 mila persone, con assistenza alimentare e con sostegno all’agricoltura e all’allevamento.

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Fabrizio Cavalletti