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India: ricordati i pogrom contro i cristiani di Orissa

Una stele ricorda i pogrom in Orissa - RV

Una stele ricorda i pogrom in Orissa - RV

Oltre 3mila persone hanno partecipato al nono anniversario dei pogrom del Kandhamal, per ricordare le sofferenze patite dai cristiani nel 2008, presi di mira dai radicali indù per la loro fede. Le celebrazioni si sono svolte il 26 agosto scorso a G. Udayagiri, una città del distretto. I partecipanti hanno marciato in processione e presentato un memorandum al governo. Sarada Singh, attivista, che commenta all'agenzia AsiaNews: “In 300 anni, le violenze del Kandhamal sono state il più grande e ben pianificato attacco contro i cristiani in termini di portata, natura e motivo dei danni e della perdita di vite umane. Non è stato un semplice caso di violenza settaria, ma un attacco contro i cristiani”.

Nell’agosto 2008 i seguaci del gruppo nazionalista indù Vishna Hindu Parishad hanno messo a ferro e fuoco diversi distretti nello Stato dell’Orissa. Il più colpito è stato quello di Kandhamal. Le violenze si sono susseguite durante tutto il mese e hanno lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue e morte. Le persecuzioni anti-cristiane hanno costretto alla fuga quasi 56mila fedeli, causato la razzia e il rogo di 5.600 case in 415 villaggi. Secondo i dati del governo, i morti accertati sono stati 38; due le donne stuprate; numerose le persone con mutilazioni e danni permanenti. Tuttavia, i numeri di Chiesa e attivisti sociali sono altri: quasi 300 chiese distrutte, oltre a conventi, scuole, ostelli e istituti di assistenza. Almeno 91 vittime: 38 morte sul colpo, 41 per le ferite subite nelle violenze, 12 in azioni di polizia.

Ramkrushna Panda, un altro attivista che ha partecipato alla cerimonia, riferisce che “l’evento ha voluto dare una spinta in avanti per ottenere giustizia per le vittime innocenti di Kandhamal, che hanno patito molto. Gruppi di persone egoiste legati alle organizzazioni nazionaliste indù hanno scatenato un calderone di violenze, solo per guadagno personale. Oggi il destino dell’India è condotto verso uno scenario anti-sociale, anti-democratico, contro i poveri e la dignità umana”. “Dobbiamo continuare – sottolinea Panda – a sostenere gli ideali di uguaglianza e dignità del dott. Babasaheb Ambedkar (di origini dalit, considerato il padre della nazione indiana – ndr), con gli stessi obiettivi di bene comune, prosperità e laicismo”. (U.B.)