Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Asia e Oceania

Alluvioni in Asia: 1200 morti. A rischio scuola, 1,8 milioni di bimbi

Alluvioni Asia meridionale  - AP

Alluvioni Asia meridionale - AP

di Cecilia Seppia

Mentre il terribile uragano Harvey è arrivato in Louisiana, lasciando dietro sé un Texas devastato, la furia delle piogge torrenziali, le più forti e intense dal 2005, si è scatenata sulle regioni dell’Asia meridionale, coprendo di acqua soprattutto Bangladesh, India e Nepal. Il bilancio delle vittime è drammatico: oltre 1200 persone  inghiottite dalle alluvioni (800 morti solo in India). Interi villaggi spazzati via, così come ospedali e raccolti nelle aree rurali, mentre continua a crescere il numero di abitanti a corto di cibo e acqua potabile. Centinaia i feriti, ma il dato più spaventoso riguarda i milioni di civili costretti ad abbandonare le proprie case. A Mumbai, capitale finanziaria dell’India, i palazzi crollano come fossero di sabbia: l’ultimo edificio ha ceduto stanotte, seppellendo 40 persone e i soccorritori non riescono a gestire le tante emergenze. Per venire incontro alle necessità della popolazione sfollata, l’arcidiocesi ha decretato l’apertura di tutte le scuole e delle parrocchie.

Questa stagione di monsoni particolarmente feroce sta inoltre mettendo a rischio l’educazione e il benessere di 1,8 milioni di bambini. L’allarme arriva dalla Ong Save The Children, convinta che se non sarà data priorità all’educazione nella risposta all’emergenza umanitaria, centinaia di migliaia di minori potrebbero fuoriuscire in modo permanente dal sistema scolastico. Anche su questo fronte, le cifre fanno paura. Sono almeno 18.000 le scuole danneggiate o distrutte (12.000 in India, 4.000 in Bangladesh e 2.000 in Nepal), alle quali si aggiungono le ulteriori migliaia di strutture scolastiche utilizzate come Centri di evacuazione. In alcune aree le lezioni sono state sospese; altre scuole, nonostante la carenza di personale docente e di materiali per l’apprendimento, sono rimaste aperte, ma con gli studenti ancora intenti ad affrontare l’alluvione insieme alle proprie famiglie, l’affluenza è bassa.

In particolare sono oltre un milione i bambini che attualmente non possono frequentare la scuola a causa delle inondazioni in India, circa 300.000 in Bangladesh e 500.000 in Nepal. L’appello di Save The Children ai governi e alle istituzioni, attraverso il portavoce  Michele Prosperi, è di non trascurare l’educazione, bene primario per il futuro dei giovani,  perché “più a lungo i bambini restano fuori dalla scuola in seguito a disastri come questo, più basse sono le possibilità che vi facciano ritorno”. La scuola in Paesi come il Bangladesh, Nepal e India è il posto migliore dove un bambino possa stare poiché – sostiene ancora Michele Prosperi – rappresenta un meccanismo di protezione da lavoro minorile, matrimoni precoci, tratta di minori.

Le inondazioni di quest’anno, secondo dati delle Nazioni Unite, sono le peggiori dell’ultimo decennio e stanno mettendo in pericolo anche molte specie animali e vegetali. Tra le cause della catastrofe, l’effetto  combinato di cambiamenti climatici, infrastrutture precarie e gestione inefficiente dell’emergenza che da anni affligge la zona. A farne le spese sono sia le metropoli che le aree rurali, le quali raramente guadagnano però l’attenzione dei media e gli occhi del mondo sono puntati altrove. Dal 27 novembre al 2 dicembre, al Bangladesh arriverà concretamente la carezza e il conforto di Papa Francesco che visiterà il Paese asiatico insieme al Myanmar in un viaggio apostolico con il motto “Amore e pace”

Ascolta e scarica il podcast con l'intervista integrale a Michele Prosperi