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Messico. Incontro vescovi di frontiera: non criminalizzare i migranti

Migranti sudamericani al confine con gli Usa - AFP

Migranti sudamericani al confine con gli Usa - AFP

La migrazione è ormai diventata una "crisi umanitaria" al confine meridionale del Messico con la zona dell'America centrale: è una delle conclusioni su cui richiamano l’attenzione i vescovi che hanno partecipato al quarto Incontro di frontiera del Messico e dei paesi dell'America centrale sulla migrazione, svoltosi nella città messicana di Tapachula.

I vescovi rilevano, nel documento finale ripreso dall'agenzia Fides, che i flussi migratori sono cresciuti a causa della povertà, della mancanza di opportunità di sviluppo, dell'emarginazione sociale e della violenza, in particolare nei Paesi dell'America centrale. Proprio su questo punto hanno affermato che le politiche migratorie governative guidate dalla salvaguardia della sovranità e del potere economico, diventano politiche anti-migratorie; anche se bisogna riconoscere una forte presenza dell'insicurezza per la criminalità organizzata e il traffico di droga.

All'incontro hanno partecipato i vescovi di El Salvador, Honduras, Guatemala e Messico, i quali hanno dichiarato che nei loro Paesi si sta sviluppando un tipo di società in cui il migrante viene escluso e perde i suoi diritti e la sua dignità. Inoltre hanno sottolineato che è essenziale mantenere l'assistenza e sostenere e promuovere le politiche di migrazione al livello più alto. E’ stata evidenziata anche la preoccupazione della Chiesa per la mancanza di iniziative concrete che sensibilizzino la popolazione sulla realtà migratoria per evitare la criminalizzazione dei migranti.

La nota dei vescovi riporta la testimonianza di mons. Elías Samuel Bolaños Avelar, vescovo salvadoregno di Zacatecoluca, secondo il quale gli scontri tra soldati e bande criminali hanno causato l'anno scorso nel suo Paese circa 550 morti, 500 membri della bande e 50 militari. (C.E.)