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Mons. Santoro: dal Papa e da Bartolomeo un forte appello ai potenti

Mons. Filippo Santoro - ANSA

Mons. Filippo Santoro - ANSA

di Francesca Sabatinelli

Il 2017 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite 'Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo', per favorire l'ambiente e le economie in difficoltà. A ricordarlo è il messaggio della Cei per la 12.ma Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, a firma della Commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, la custodia del Creato, quella per l’ecumenismo e per il dialogo, e quella per la cultura e le comunicazioni sociali.

I vescovi scrivono come  il turismo inviti a riflettere sul viaggio inteso come mezzo “per conoscere luoghi e culture”, allo stesso tempo però si soffermano sulla sfida che il 2017 pone: alimentare un turismo capace di “contribuire alla cura della casa comune e della sua bellezza”. Mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, e presidente della Commissione episcopale per il lavoro sottolinea anche l’importanza del messaggio del Papa e del Patriarca Bartolomeo per la 3.a Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato:

R. - Il messaggio comune di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo tocca un problema reale, quello del cambiamento climatico e degli influssi del clima sulla popolazione, particolarmente sui più poveri. La tradizione cattolica ha sempre sostenuto il valore della terra, del cielo e dell’uso comune della terra, da parte di tutti quanti. Quindi, la sensibilità specifica di Papa Francesco, proveniente dall’America Latina, dove il grido è sempre unito al grido dei poveri, ha trovato una sintonia profonda con il Patriarca Bartolomeo. Questo pronunciamento è un appello ai potenti perché il cambiamento climatico non operi ulteriormente contro la vita, le attese e lo sviluppo dei più bisognosi. E’ un cambiamento di mentalità che il Santo Padre e il Patriarca sostengono, un cambiamento di mentalità a cui deve servire la politica. Perciò dobbiamo insistere con tutta la parte positivamente schierata che utilizza in una certa direzione i dati scientifici, perché il futuro del nostro pianeta si salvaguardato.

D. -  Tre commissioni della Cei, tra cui quella che lei presiede, scrivono che la sfida specifica che viene posta da questo 2017 è quella di far crescere un turismo autenticamente sostenibile …

R. - Certamente! Nella nostra penisola dobbiamo fare una conversione culturale, una battaglia nel senso della comunicazione, perché il turismo sostenibile - io dico nel mio messaggio - è una traduzione, in termini più espliciti riferiti al tema del turismo, della civiltà dell’amore di cui parla la Laudato si’ e che introduce la cultura della cura, l’accoglienza, l’ospitalità, la sobrietà il rispetto della terra, del mare e del cielo. Noi dobbiamo insistere proprio su questa dimensione e poi cominciare con l’educazione delle nuove generazioni. In particolare, è importante che il turismo non sia un turismo depredatorio, ma un turismo in cui noi rispettiamo la terra, la incontriamo con cura, con attenzione, evitando gli sprechi, di cibo, di energie e di consumo del suolo, di devastazione del suolo. Insomma occorre proprio far sviluppare una cultura dell’attenzione alle persone e all’ambiente invece che in primo luogo al profitto e al lucro.

D. - Lei vive a Taranto, città le cui ferite ambientali sono diventate un triste emblema della mancanza di cura verso il Creato…

R. - La nostra città soffre quello che Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ ha chiamato il “debito ecologico”: ha dato all’Italia tanto nella produzione dell’acciaio, tutte le energie sono state messe a disposizione della produzione e cosa ha avuto in cambio come attenzione alla città? Nessun riguardo. Certo, erano dati i salari ai lavoratori, ma non c’era alcun rapporto con la gente, con il verde, con la natura, il criterio è stato per molto tempo il profitto innanzitutto. Non c’è stato nessun investimento a favore delle persone, dell’educazione. Nell’attuale situazione, di fronte al nuovo compratore dell’Ilva (Arcelor Mittal e Marcegaglia ndr) quello che io sempre ho fatto sentire con toni accorati è che bisogna interrompere la devastazione della natura e dell’ambiente con provvedimenti adeguati, uno dei quali per esempio, la copertura dei parchi minerali: ci sono montagne di minerali che quando c’è il vento di tramontana si riversano sulla città puntualmente. Quindi un segno che dica: vogliamo interrompere questa devastazione della natura, è essenziale e indispensabile affinché termini la devastazione dell’ambiente e sia garantita la vita. Su questo cresce la sensibilità e c’è una grande attesa per il presente e per il futuro. La giornata che stiamo celebrando per la custodia del Creato è un ulteriore stimolo in questa direzione.

Ascolta e scarica il podcast con l'intervista integrale a mons. Filippo Santoro