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Esce il 6 settembre il libro di Wolton in dialogo con il Papa

Il Papa tra i fedeli in Piazza San Pietro - AFP

Il Papa tra i fedeli in Piazza San Pietro - AFP

Esce il prossimo 6 settembre il libro di Dominique Wolton realizzato con il Papa e intitolato “Politique et société” (Éditions de l’Observatoire). Si tratta della trascrizione di un intenso dialogo tra Francesco e il sociologo francese, avvenuto in più incontri. Il volume è organizzato in otto capitoli: pace e guerra; religioni e politiche; Europa e diversità culturale; cultura e comunicazione; l’alterità, il tempo e la gioia; la misericordia; la tradizione; un destino. La parte finale è sulla figura di Bergoglio.

Tanti e disparati, dunque, gli argomenti affrontati. Parlando dei migranti, in particolare africani, che fuggono dalla miseria o dalle violenze, sottolinea che l'Europa ha sfruttato l'Africa e oggi il continente è una terra povera che ha bisogno di investimenti per rilanciare l’occupazione. L'Europa ha una responsabilità particolare. Se le persone avranno un lavoro - spiega - non dovranno partire, ma se c'è guerra, dovranno ancora fuggire: "Ora chi fa la guerra? Chi dà le armi? Noi”. 

Sull’Europa ribadisce di non vedere più figure come Schumann o Adenauer. Vede invece un'Europa che ha paura e si chiude, mentre ha avuto una storia di integrazione culturale molto forte. E’ un'Europa che ha radici cristiane, ma queste non sono le uniche radici. Ce ne sono altre che non possono essere negate. Il Papa considera tuttavia un errore non aver citato le radici cristiane nella Costituzione dell'Unione Europea.

Francesco parla dello Stato laico: c'è una laicità sana - osserva - ma in alcuni Paesi, come la Francia, c’è un laicismo che considera le religioni una sottocultura. Occorre l'apertura alla trascendenza.

Riguardo alla guerra afferma che non gli piace usare il termine “guerra giustaˮ. L'unica cosa giusta - osserva - è la pace, perché nessuna guerra è giusta.

Parla della Chiesa, che non è solo la gerarchia o il clero: i papi, vescovi, i sacerdoti. La Chiesa è il popolo. Se vuoi conoscere la Chiesa - dice - vai in un villaggio dove si vive la vita della Chiesa o in un ospedale dove ci sono tanti cristiani che aiutano o nelle terre povere dove si trovano tanti missionari che danno la loro vita.

Critica un certo insegnamento della morale cattolica, con precetti del tipo: “Non puoi farlo, devi farloˮ. La morale - spiega - è una conseguenza dell'incontro con Gesù. Invece si rischia di parlare solo della morale “sotto la cinturaˮ, mentre non si parla di altri peccati, come l'odio, l'invidia, l'orgoglio, la vanità, l'appartenere alla mafia...

La tentazione - spiega - è quella dell'uniformità delle regole. Cita l'Esortazione apostolica Amoris laetitia, quando parla di famiglie in difficoltà, chiedendo di accogliere, accompagnare, discernere, integrare, e tutto viene ridotto al poter fare o meno la Comunione. Quello che la gente spesso sente dalla Chiesa è sempre un “no”. E’ il divieto che troviamo nel confronto tra Gesù e i farisei. I grandi della Chiesa - dice il Papa - sono quelli che hanno una visione che va oltre, come i missionari.   

Francesco parla dell’'estensione del potere di assolvere il peccato dell'aborto a tutti i sacerdoti: non significa banalizzare l'aborto, che è un peccato grave, è l'omicidio di un innocente. Ma è necessario facilitare il perdono.  

Riguardo al matrimonio ribadisce che non solo per la Chiesa ma per l’umanità è tra un uomo e una donna. Questa è la natura delle cose. Non si scherza con la verità. Le altre unioni si possono definire “civili”. Dietro c'è l'ideologia gender e oggi - osserva - anche nei libri i bambini imparano che si può scegliere il proprio sesso, al di là della propria natura. E’ una educazione che favorisce questo errore.

Sull'Islam: il dialogo sta andando bene - precisa - l'Imam di Al-Azhar è venuto a trovarlo in Vaticano. Ma ritiene che farebbe bene ai musulmani uno studio critico sul Corano, come hanno fatto i cristiani con le Sacre Scritture. Il metodo storico e critico di interpretazione li farà evolvere. Oggi, invece, ci sono ancora musulmani che non accettano il principio della reciprocità. In Arabia Saudita è una questione di mentalità. Ma alcuni paesi del Golfo sono aperti e aiutano a costruire chiese. Sono aperti perché hanno lavoratori cattolici.

Infine una confessione: Francesco rivela che all'età di 42 anni ha incontrato per un periodo una psicanalista ebrea “per chiarire alcune cose”.