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Papa: pace per la Corea, religioni dicano no a retorica dell'odio

Il Papa incontra il Consiglio Coreano dei Leader Religiosi

Il Papa incontra il Consiglio Coreano dei Leader Religiosi

di Debora Donnini

I leader religiosi siano “banditori di pace” perché si semini la speranza di un avvenire nel quale “sia dato ascolto al grido dei molti che ripudiano la guerra e implorano maggiore armonia tra le persone e le comunità, tra i popoli e gli Stati”. E’ l’appello che Papa Francesco ha rivolto al Consiglio Coreano dei Leader religiosi (Korean Council of Religious Leaders) ricevuto stamani in Vaticano. I responsabili delle principali fedi in Corea sono venuti a Roma per un pellegrinaggio interreligioso. Il Papa ricorda il suo incontro con i Leader religiosi nel Paese asiatico nel 2014 e indirizza parole di ringraziamento a mons. Hyginus Kim Hee-jong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale della Corea, che - in questo momento di tensione nell'area per il lancio di missili della Corea del Nord - proprio l'altro ieri, in un’intervista al Sir, aveva sottolienato l'importanza della pace, da cercare non con le armi ma attraverso il dialogo. 

Il Papa intesse il suo discorso sulla missione del dialogo interreligioso, un sentiero sul quale, sebbene talvolta non facile, la Chiesa cattolica non si stanca di incamminarsi soprattutto dal Concilio Vaticano II in poi. Per Francesco, si tratta di un compito “gradito a Dio” e proteso alla pace.

La richiesta che, quindi, rivolge ai Leader religiosi è di favorire processi di riconciliazione: “siamo chiamati - dice - a essere banditori di pace”, “incarnando uno stile nonviolento, uno stile di pace, con parole che si differenziano dalla narrativa della paura e con gesti che si oppongono alla retorica dell’odio”.

Un dialogo che, per essere fruttuoso, deve essere “aperto e rispettoso”. Il rispetto reciproco è infatti “la condizione e, allo stesso tempo, il fine del dialogo interreligioso”: è “rispettando il diritto alla vita, all’integrità fisica e alle libertà fondamentali, come quella di coscienza, di religione, di pensiero e di espressione, che si pongono le basi per costruire la pace, per la quale ciascuno di noi è chiamato a pregare e agire”, dice Francesco.

“Il mondo guarda a noi”, nota il Papa, e chiede risposte condivise ad esempio sulla dignità sacra della persona, la povertà, il rifiuto della violenza, “in particolare quella commessa profanando il nome di Dio e dissacrando la religiosità umana”, la corruzione, la crisi della famiglia, dell’economia, dell’ecologia e non ultima “della speranza”.

Bisogna quindi rimboccarsi le maniche, pur senza alzare la voce, perché il cammino, da compiere insieme con costanza, è lungo e serve seminare speranza di un avvenire in cui aiutare l’uomo a essere più umano. "Non cesso di chiedere a Dio - conclude - il dono della pace e della fraterna riconciliazione" per l'amato popolo coreano.

Ascolta il servizio con le parole del Papa: