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Viganò alla Luiss: strategia contenuti cuore della riforma dei media vaticani

Mons. Viganò alla LUISS - RV

Mons. Viganò alla LUISS - RV

di Alessandro Gisotti

La riforma dei media vaticani comporta certamente un “grande investimento innovativo a livello tecnologico”, ma soprattutto “la costruzione di un sistema integrato”. E’ quanto sottolineato da mons. Dario Edoardo Viganò, in occasione della presentazione all’Università Luiss della ricercaX.ITE dal titolo “Comunicazione e tecnologia: modelli e casi di intermedialità dinamica”. Parlando a giornalisti, comunicatori istituzionali e dei media vaticani, il prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede ha ribadito che “l’elemento centrale” della riforma dei media “non sono le tecnologie, nonostante l’obsolescenza” della struttura. Ad essere fondamentale, ha detto, è la “strategia del racconto, la strategia dei contenuti”. Del resto, ha rammentato mons. Viganò, il Papa non vuole una “riverniciatura” dei mezzi di comunicazione ma “un nuovo sistema di produzione e trasmissione”, che non sia il frutto semplicemente del coordinamento o dell’accorpamento dei media esistenti. Di qui, la realizzazione di un “sistema nuovo, originale”. Un nuovo “modello di comunicazione integrato”.

Il capo-dicastero vaticano ha evidenziato l’importanza di una ricerca come quella realizzata dalla Luiss, perché permette di comparare la propria esperienza con quella altrui e capire cosa possa servire per migliorare il cammino di riforma. Una ricerca, ha soggiunto, che dimostra che il cammino compiuto finora “è corretto”. Mons. Viganò ha messo l’accento sull’importanza dei dati che aiutano a comprendere i risultati ed ha tuttavia sottolineato che i media vaticani sono chiamati ad evitare la logica della “visibilità”, così come devono essere liberi “dall’ansia da prestazione”. C’è differenza, ha ribadito, tra “visibilità e pertinenza”. Ancora, ha ricordato che, in questo percorso, la Segreteria per la Comunicazione si avvale del sostegno di realtà come Accenture e di Servus. “Siamo a metà strada” del cammino di riforma, ha quindi affermato, un momento in cui “serve creatività” per dare forza al progetto. “Dobbiamo armonizzare il vecchio e il nuovo – ha aggiunto – consapevoli che le cose più preziose sono le idee”. E’ importante, ha concluso, la “contaminazione tra accademia e prassi, tra mondo cattolico e non cattolico, perché quando si è certi della propria identità” allora non bisogna temere il confronto e il dialogo.

La ricerca presentata alla Luiss da Simona Romani e Paolo Peverini, quest’ultimo consultore della Segreteria per la Comunicazione, ha avuto come oggetto di analisi comparativa enti di grande rilevanza mondiale: Disney, Eni, New York Times, Casa Bianca (Amministrazione Obama), Save the Children e Fondazione Veronesi. I risultati hanno messo in luce come la comunicazione, efficacemente integrata, sia un fenomeno stratificato e dinamico che passa per “nuove forme di dialettica con gli stakeholder, la traduzione dell’orientamento strategico dell’organizzazione in nuove forme di racconto, autentiche ed emozionalmente ricche; la distribuzione dei contenuti sui vari media nel rispetto di logiche di complementarità, sinergia, versatilità e, ovviamente interazione”. Una ricerca, dunque, che attraverso “la combinazione di teorie ed esperienze” diversificate, ma tutte importanti e tali da “identificare modelli e temi chiave, idonei a ispirare il processo di innovazione e integrazione della comunicazione della Santa Sede”.