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Spagna: mai così alta la tensione tra Madrid e Catalogna

Il presidente della Catalogna Carlos Pidgemont nell'aula del parlamento regionale a Barcellona - EPA

Il presidente della Catalogna Carlos Pidgemont nell'aula del parlamento regionale a Barcellona - EPA

di Michele Raviart

E’ scontro tra Madrid e la Catalogna sul referendum indipendentista annunciato dalle autorità catalane per il prossimo primo ottobre. Ieri la Corte Costituzionale spagnola aveva sospeso la legge regionale che convocava il referendum, considerata illegale, e aveva intimato ai 947 sindaci della regione e a 62 alti funzionari di non partecipare in nessun modo all’organizzazione della consultazione. In risposta il parlamento catalano  ha approvato nella notte la cosiddetta legge di “rottura” con Madrid, che entrerebbe in vigore in caso di vittoria dei secessionisti e introdurrebbe un “regime giuridico eccezionale”, che in caso di conflitto prevarrebbe sulle leggi del governo centrale.

Il presidente del Consiglio Mariano Rajoy ha ribadito che non “ci sarà alcun referendum” e ha accusato la Catalogna di “atto di disobbedienza”, mentre il governo catalano accusa la Corte Costituzionale di “mancanza di imparzialità” e parla di “regione sotto assedio”.

Mai la tensione tra governo centrale e indipendentisti era stata così alta, spiega  Alfonso Botti, professore di Storia contemporanea all’università di Modena e Reggio Emilia, che ai nostri microfoni sottolinea alcuni punti cruciali di questa crisi. Un’escalation nata dalla mancanza di mediazione politica e che difficilmente potrà essere risolta da un referendum senza quorum e senza sufficiente legittimazione.

Ascolta e scarica il podcast con l’intervista integrale al prof. Alfonso Botti