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Terremoto in Messico, il presidente Peña Nieto: stare all'erta

Terremoto in Messico - AFP

Terremoto in Messico - AFP

di Alessandro Guarasci

Sale a oltre 60 morti il bilancio delle vittime del terremoto di magnitudo che ieri ha colpito la zona sud del Messico, nello Stato del Chiapas. Il presidente Enrique Peña Nieto, che ieri ha visitato le zone colpite dal sisma, ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale in ricordo delle persone che hanno perso la vita. ribadendo l'appello alla popolazione a "stare all'erta" per l'eventualità di una nuova forte replica.

Automobili sepolte sotto le macerie di muri crollati, vetri rotti, tronchi di albero sono disseminati su tutte le strade: queste le immagini delle località del Chiapas, colpite da sisma, posti che ieri hanno cambiato volto. Militari e poliziotti tentano ancora di trovare superstiti tra i cumuli di macerie, in un silenzio quasi spettrale.

Dal canto loro i vescovi messicani lanciano un appello a stare vicino a chi soffre. "Dio ci  rafforzi come fratelli nella fede per mostrarci disponibili nei confronti di chi ha sofferto a causa di questo forte terremoto", è l'appello via social dei presuli.

Dunque, nonostante la magnitudo sia stata molto alta, più di 8 gradi, il numero delle vittime non è paragonabile ai decessi registrati durante il sisma del 1985. Quali raffronti possono essere fatti con i terremoti in Italia? Per Paolo Messina, direttore dell'Istituto di Geologia ambientale del Cnr, "è un terremoto, questo del Messico, che in gergo scientifico viene detto 'compressivo': lì c’è un incrocio di placche che interagiscono l’una con l’altra e in questo caso la placca di Cocos scorre sotto a quella caraibica e del continente americano. Sono terremoti che avvengono a grandissima profondità, molto più dei terremoti in Italia. Quindi una situazione geologica completamente diversa. Il monitoraggio che loro fanno è molto utile per la previsione degli tsunami".

La presenza di lampi in cielo, durante il terremoto, ha un spiegazione ben precisa, per Messina. "Quando avvengono questi terremoti di magnitudo così elevata - dice - si generano anche dei campi magnetici in superficie, anche perché l’evento è estremamente importante, parliamo di magnitudo 8. Ricordo sempre che per passare da un grado a un altro della magnitudo della scala Richter bisogna moltiplicare per 30 come energia sprigionata all’ipocentro. In questi casi si generano questi campi magnetici in superficie che, interagendo con l’atmosfera, possono generare anche questi fenomeni di lampi".

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Paolo Messina: