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Al via venerdì la 20.a edizione del Mediterraneo video Festival

Il rettore della Uninettuno maria Amata Garito - RV

Il rettore della Uninettuno maria Amata Garito - RV

di Marina Tomarro

Il Mediterraneo visto come un grande ombelico intorno a cui ruotano tutti i Paesi e si sviluppano storie di vita vissuta di  sofferenze ma anche di amore. Vuole raccontare questo la 20a edizione del Mediterraneo video Festival che  si apre venerdì ad Ascea in provincia di Salerno.  Otto i titoli in concorso tra di loro tre italiani: Moo Ya di Filippo Ticozzi; La cena di Toni di Elisabetta Pandimiglio; e Le canzoni di Giovanni Rosa . Storie che vogliono raccontare la realtà dei differenti Paesi, il disagio della società attuale, ma anche la speranza di non arrendersi e sperare sempre in un mondo migliore, come spiega la direttrice artistica del festival Maria Grazia Caso:

R. - Il filo comune è la resistenza. Sono tante storie di protagonisti che resistono: resistono alla guerra, alle malattie, a qualsiasi tipo di barriera che non fa vedere le cose così come sono. Questo cinema racconta delle storie vere; e anche i protagonisti sono veri. Abbiamo sempre scelto questo genere nel nostro festival, perché oggi si è perso un po’ il senso di raccontare la realtà.

D. – Può il cinema in qualche modo cercare di aumentare il senso di fratellanza tra i popoli?

R. – Sì lo fa, e lo fa perché, come ogni attività artistica, la musica e il cinema allo stesso tempo uniscono. Perché racconta delle cose, e quando è portatore di messaggi positivi, può contribuire ad aprire le coscienze e a far riflettere sulle problematiche importanti in maniera diversa.  Oggi ci sono molte barriere  che vanno eliminate perché è importante conoscere per rispettare.

E tra le iniziative del festival sabato ci sarà una meeting session in collaborazione con l'Università Telematica Internazionale Uninettuno che presenterà "À Première Vue", una finestra sulle opere dei giovani talenti del cinema del Mediterraneo, in collaborazione con la Copeam - Conferenza Permanente dell’Audiovisivo del Mediterraneo e con le scuole di cinema Alba di Beirut, Esac di Tunisi ed Esav di Marrakech.

“La nostra università – ha spiegato il rettore della Uninettuno Maria Amata Garito - ha sempre collaborato con le università del mondo arabo, promuovendo anche la loro cultura. Ecco perché vogliamo far conoscere maggiormente questi Paesi attraverso l’arte, la musica e il cinema. Noi, come università,  abbiamo cercato di creare una sinergia con le scuole di cinema di Marrakech di Beirut e di Tunisi. Lì vogliamo formare i giovani proprio sull’arte della celluloide. Questa iniziativa ci permette però anche di conoscere meglio i giovani  di quei Paesi e capire i loro sentimenti, ciò che provano, come vivono, e come esprimono le loro idee anche attraverso l’arte della cinepresa”. 

 

Ascolta e scarica l'intervista a Maria Grazia Caso: