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Mons. Jurkovic: Laudato Si', pietra miliare per il diritto all'acqua

mons. Ivan Jurkovic, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra - RV

mons. Ivan Jurkovic, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra - RV

di Emanuela Campanile

“Tutte le persone hanno il diritto di accedere all’acqua potabile e sicura. Questo è un diritto umano fondamentale e una questione centrale per il mondo di oggi”.

Citando Papa Francesco, e dopo aver ricordato l'evento a latere organizzato per il 14 settembre, l'Osservatore Permanente della Santa Sede a Ginevra, mons. Ivan Jurkovic, ha aperto il suo intervento alla 36ma Sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, sul rapporto tra acqua e salute.

Insistendo sul concetto di acqua come risorsa naturale e vitale, bene comune, "al centro della sviluppo economico e sociale e la cui scarsità può destabilizzare intere regioni", mons. Jurkovic, ha definito la Lettera enciclica Laudato Si’, “pietra miliare” in quanto riconosce l’acqua come “risorsa indispensabile e diritto fondamentale che condiziona l’esercizio di altri diritti umani”.

E se “negare l’accesso all’acqua equivale a negare il diritto alla vita”, mons. Jurkovic  procede con altrettanta chiarezza specificando che “tuttavia, una giusta ed equa gestione globale dell’acqua è ancora lontana dall’essere raggiunta”.

Mettendo in chiaro come l’attuale competizione tra “usi dell’acqua e coloro che la usano”, creino una serie di squilibri “con significativi impatti sulle economie locali e il benessere della gente”, elenca una serie di problematiche (povertà, ineguaglianza all’accesso dell’acqua e ai servizi igienico- sanitari, aumento del rischio di conflitti etc) che impongono ulteriori vincoli alla gestione delle risorse dell’acqua e minano la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibili.

Con un’ulteriore citazione della Laudato Sì di Papa Francesco, il riferimento anche alle nuove sfide di oggi come l’eccessivo sfruttamento delle risorse d’acqua, il cambiamento climatico con le sue disastrose conseguenze e “l’uso dell’acqua come arma per costringere intere comunità a sfollare”.

L’Osservatore della Santa Sede, oltre ad accogliere e condividere la richiesta di Leo Heller (Relatore Speciale dell’Onu sul Diritto umano all’Acqua potabile e all’Igiene) ai Governi affinchè si impegnino maggiormente nella realizzazione di quadri normativi, elenca una serie di elementi che dovrebbero essere presi in considerazione perché i passi fatti, rendano l’accesso all’acqua un diritto per tutti. “E’ importante - spiega - sottolineare che questa sfida ha bisogno di coinvolgere tutti gli interlocutori a livello internazionale, regionale, locale, pubblico, privato, compresa la società civile. Le decisioni gestionali sulla distribuzione dell’acqua - prosegue mons. Jurkovic – devono inoltre rispondere ai criteri di giustizia”. “Le Ong, la società civile e le associazioni -aggiunge - potrebbero agire ad un livello intermedio, mediando tra le autorità nazionali, locali e rappresentative”.

Non ultimo o meno importante, il ruolo dei gruppi locali e delle popolazioni indigene in quanto “necessario" nella ricerca di "soluzioni appropriate ai loro bisogni. Il patrimonio culturale tradizionale può essere vitale” per pianificare o trovare soluzioni “per garantire la globale sicurezza dell’acqua nel 21mo secolo”.

A conclusione del suo intervento, un’ultima citazione di Papa Francesco “Il nostro diritto all’acqua è anche un dovere con l’acqua. Dal diritto che abbiamo ad essa deriva un obbligo che gli è collegato e non si può separare. È imprescindibile annunciare questo diritto umano essenziale e difenderlo, ma anche agire in modo concreto, assicurando un impegno politico e giuridico con l’acqua”.