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La Santa Sede ringrazia l'Oman per il ritrovamento di padre Tom

Padre Tom Uzhunnalil  - EPA

Padre Tom Uzhunnalil - EPA

"La Santa Sede ringrazia vivamente" quanti si sono adoperati per il ritrovamento di padre Tom Uzhunnalil - il salesiano liberato ieri e rapito il 4 marzo 2016 nello Yemen - "in particolare, Sua Maestà il Sultano dell’Oman e le Autorità competenti del Sultanato". Il religioso sarà ospite per qualche giorno in una comunità salesiana a Roma per accertamenti e cure mediche, prima di ripartire per l’India, informa un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.  Don Uzhunnalil era stato rapito da un commando di uomini armati durante un attacco alla casa delle Missionarie della Carità di Aden, in Yemen, nel quale morirono 16 persone, tra cui 4 religiose.

"Ringraziamo Dio, con immensa gioia e grande commozione, e tutti color che hanno cooperato alla sua liberazione, dopo un anno e mezzo di prigionia”, dice il vicario del Rettor maggiore dei Salesiani, don Francesco Cereda, che si appresta ad accogliere a Roma il missionario.

A dare la notizia della liberazione era stato mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, che nell'intervista di Olivier Bonnel esprime la sua gioia e parla di un segno di speranza per altre persone:

R. - E’ una liberazione di una persona, che mi rende felice. Ed è anche una liberazione per noi tutti, per i vescovi, per i religiosi, per i nostri fedeli che hanno vissuto questa situazione con dolore. Spero che sia anche un segno di speranza che vivono nello Yemen e per le suore che continuano a servire i poveri a Sanaa e Hodeidah. Io prego che questo gesto porterà frutti anche nella nostra Chiesa, che sia un segno di speranza non soltanto per noi ma anche per altre persone che sono passate attraverso la sofferenza come il padre Tom.

D. – Come ha vissuto lei personalmente questi mesi di angoscia e di attesa di questa liberazione ?

R.  – All’inizio è stato uno choc. Poi abbiamo tentato ciò che era possibile. C’è stata tanta sofferenza però anche sempre la speranza che un giorno sarebbe arrivata la liberazione.

 

Ascolta l'intervista a mons. Paul Hinder: