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Il Papa ai leader mondiali: guerra è negazione di ogni diritto

Il Papa durante la visita nel 2014 nel Sacrario militare di Redipuglia - AFP

Il Papa durante la visita nel 2014 nel Sacrario militare di Redipuglia - AFP

di Roberta Gisotti

“La guerra è negazione di ogni diritto. Preghiamo per quelli che hanno la responsabilità di evitare la guerra tra i popoli.” Il tweet oggi del Papa mentre i leader mondiali sono riuniti nel Palazzo di Vetro dell’Onu a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, occasione annuale di un confronto socio-politico sullo sviluppo e il futuro del Pianeta.

Le parole di Francesco cadono anche nel terzo anniversario della sua visita nel Sacrario friulano a Redipuglia per i caduti italiani del primo conflitto mondiale e nel Cimitero austro ungarico di Fogliano, dove riposano le spoglie dei nemici di allora. Pregando in quell’occasione per “tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo” il Papa sottolineava come la guerra distrugga “anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano.” Infatti “la guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli”. “La guerra è folle - ribadiva Francesco - il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”. E se “la cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono avanti la decisione bellica”, “questi motivi – osservava Francesco - sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: ‘A me che importa?’ ‘Sono forse io il custode di mio fratello’”.

Questo è “il motto beffardo della guerra” - ammoniva Francesco - che “non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà…”. E se anche oggi  le vittime di terza guerra mondiale “combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni…” sono tante è “perché anche oggi - denunciava il Papa - dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!”. Puntava il dito Francesco contro i “pianificatori del terrore”, gli “organizzatori dello scontro”, e gli “imprenditori delle armi” che “hanno scritto nel cuore: ‘a me che importa?’, “Forse guadagnano tanto – rifletteva Francesco - ma il loro cuore ha perso la capacità di piangere”, come Caino. Ma “è proprio dei saggi – sollecitava il Papa - riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere”. E concludeva chiedendo a tutti “la conversione del cuore: passare da ‘a me che importa?’, al pianto”. “Fratelli, l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”.