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Tratta di persone. Santa Sede: si passi dalle leggi alle azioni

Mons. Jurkovič  - RV

Mons. Jurkovič - RV

di Amedeo Lomonaco

La Santa Sede condanna fermamente le nuove forme di schiavitù, definite da Papa Francesco, “una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea” (Discorso del 10 aprile del 2014 ai partecipanti alla Conferenza internazionale sulla tratta delle persone umane). Tutti devono essere consapevoli di queste situazioni drammatiche e “lavorare per sradicare le nuove e terribili forme di schiavitù umana. E’ quanto ha ribadito mons. Ivan Jurkovič intervenendo, in Svizzera, martedì 12 settembre, alla 36.ma sessione del Consiglio dei diritti umani incentrata sulle cause e sulle conseguenze legate a questi crimini gravissimi.

L’osservatore della Santa Sede presso l'Onu e le organizzazioni internazionali di Ginevra ha ricordato che il traffico di esseri umani finalizzato allo sfruttamento in ambiti come quelli della prostituzione e del lavoro forzato genera profitti enormi: si stima che ogni anno i ricavi siano di oltre 150 miliardi di dollari, superando quelli generati dal traffico di droga. E tra i milioni di migranti, a livello mondiale, molti sono quelli che rischiano di diventare vittime della tratta. Spesso la povertà e la mancanza di lavoro – ha aggiunto mons. Jurkovič - rendono tali persone facili obiettivi.

Inoltre le crisi umanitarie che si stanno diffondendo, tra cui quelle innescate da conflitti armati e da disastri naturali portano ad un incremento del traffico di esseri umani, alimentando anche nuove forme. Questa – ha detto il presule ricordando quanto scritto da Papa Francesco nella Lettera Enciclica Laudato si' – è una conseguenza della “cultura del relativismo”, che spinge “una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito”. “È la stessa logica – scrive ancora il Santo Padre - che porta a sfruttare sessualmente i bambini”.

Mons. Jurkovič ha quindi ricordato un passaggio del Messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della 48.ma Giornata Mondiale della Pace (primo gennaio del 2015). “Spesso, osservando il fenomeno della tratta delle persone, del traffico illegale dei migranti e di altri volti conosciuti e sconosciuti della schiavitù – si legge nel Messaggio - si ha l’impressione che esso abbia luogo nell’indifferenza generale”. Per eliminare la schiavitù e la correlata indifferenza generale, occorrono mobilitazione, impegno e cooperazione sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Ogni uomo – ha sottolineato il presule – è esortato a superare l’indifferenza.

E’ tempo – ha concluso mons. Jurkovič – di passare dalle leggi alle azioni. La globalizzazione dell’indifferenza – come ha scritto il Papa nel Messaggio per la 48.ma Giornata Mondiale della Pace – “chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé”. Devono essere abolite le nuove forme di sfruttamento così come è stata abolita la schiavitù in passato. E’ questo traguardo – ha detto infine il presule – si può raggiungere adottando una nuova visione dell'essere umano e della sua dignità, attraverso strumenti quali la legislazione, l’istruzione e la conversione delle menti.