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Il Corriere della sera racconta le 'buone notizie' dell’Italia

Lettore del Corriere - REUTERS

Lettore del Corriere - REUTERS

di Marco Guerra

Una cattiva notizia è una buona notizia. Le ciniche regole dell’informazione hanno sempre portato il giornalismo a rincorrere e a dare eco alle vicende sociali e ai fatti di cronaca più drammatici e conflittuali. Raccontare la realtà significa invece anche puntare i riflettori sul contributo fondamentale offerto dai corpi intermedi: famiglie, imprese e mondo dell’associazionismo e della cooperazione.

Ribaltare questo piano narrativo è lo scopo di “Buone Notizie - L’impresa del bene”, l’inserto settimanale del Corriere della Sera distribuito gratuitamente ogni martedì. Il prodotto editoriale, da domani in edicola, è stato presentato oggi con un lungo editoriale dell’ex direttore del quotidiano milanese, Ferruccio De Bortoli, il quale ha riflettuto “su quali elementi si possa far leva per essere più ottimisti nel futuro del Paese”. Per uscire da una rappresentazione della società fuorviante e ingannevole, De Bortoli afferma quindi che è necessario dare voce al volontariato e ricorda che le organizzazioni non profit sono oltre 300 mila e coinvolgono 4,7 milioni di volontari e circa un milione fra dipendenti e collaboratori. “Il terzo settore – scrive ancora De Bortoli dalle colonne del Corriere  - è il tessuto connettivo di un’economia sociale in pieno sviluppo”.

Buone Notizie sarà curato da Elisabetta Soglio, caporedattrice del Corriere della Sera e membro della consulta femminile del Pontificio Consiglio della cultura, la quale ha detto ai nostri microfoni che l’iniziativa nasce dalla volontà di raccontare storie positive, come richiesto da tanti lettori del giornale. Volti e nomi che “alimenteranno speranza e saranno d’esempio”.

Per ascoltare l’intervista scarica il podcast:

R. – “Buone Notizie - L'impresa del bene”, settimanale che sarà allegato gratuitamente al Corriere della Sera ogni martedì, nasceva dall’esigenza di andare incontro a una richiesta specifica dei lettori, che spesso ci chiedono di raccontare anche belle storie. Perché in fondo è un modo anche per dare una rappresentazione più completa della realtà. Infatti, se è vero che ci sono disastri, tragedie e problemi, nel quotidiano e nel mondo, è anche vero che ci sono grandi forze ed energie che è nostro dovere di giornalisti valorizzare. Lo scopo è in qualche modo duplice: vorremmo essere piattaforma per il Terzo settore, ma vorremmo anche poter fare un po’ da cassa di risonanza e microfono a esperienze positive: non per l’effetto buonismo, ma si tratta proprio di un tentativo per dare voce alle realtà positive che ci sono e sono anche vicine a noi, perché le sperimentiamo e le vediamo ogni giorno.

D. – Che cosa verrà affrontato in queste pagine? Di quali argomenti si parlerà?

R. – Il volontariato è sicuramente stata per noi la molla che ci ha convinto della bontà di questa idea, perché comunque le esperienze di volontariato sono ormai molto diffuse. In realtà poi nell’inserto avremo quattro sezioni. La prima sezione si chiama: “Non siamo soli”, ed è dedicata soprattutto alle storie, i personaggi e le interviste. La seconda sezione è “Area di servizio” e vuole andare più nell’indirizzo dell’utilità per gli enti del Terzo settore: ci saranno due pagine di servizio con una spiegazione, ogni settimana, di due bandi con una guida su come compilarli, preparata da una professionista di questo settore, e una pagina di appuntamenti. La terza sezione si chiama: “L’altra impresa”, perché raccontiamo anche un altro modo di fare impresa: le aziende hanno rami di Csr (Corporate Social Responsibility – Responsabilità sociale aziendale) molto avanzati. Racconteremo anche queste esperienze. L’ultima sezione – “Controcorrente” – è la parte di inchieste: partiamo con quattro puntate sulla riforma del Terzo settore; e finiremo con due pagine di dialoghi social perché parte anche il nuovo canale “Buone notizie - l’impresa del bene”: un canale web sul sito di Corriere.it.

D. – Si è sempre detto che una cattiva notizia è una buona notizia: si va cioè alla ricerca di scandali, tragedie… La gente ha bisogno, vuole buone notizie?

R. – Da questo punto di vista, è probabilmente anche una scommessa sia giornalistica sia editoriale. Lei ha ragione: si dice che le buone notizie non fanno vendere. La sensazione che invece abbiamo noi è esattamente l’opposto, cioè che le persone siano alla ricerca anche di esempi positivi. Tanti di noi hanno voglia di non arrendersi e hanno quindi bisogno di trovare e dare radice alla loro speranza. E noi vorremmo poter raccontare tutta l’energia, la passione, ma anche la competenza: questi sono i tre termini che, secondo me, meglio descrivono questo mondo. C’è bisogno allora di raccontarli perché possono essere motivo di speranza ed esempio per altre persone.