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S. Sede all'Onu: dialogo in Centrafrica e lotta comune alla tratta

Il segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher - ANSA

Il segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher - ANSA

di Paolo Ondarza

L’urgenza del dialogo per il raggiungimento della pace in Centrafrica e la necessità di uno sforzo collettivo per contrastare la tratta degli esseri umani, il lavoro forzato e le moderne schiavitù. Questi i focus al centro di due differenti interventi pronunciati ieri dal segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, al Palazzo di Vetro di New York dove si sta svolgendo la 72.ma Assemblea Generale della Nazioni Unite.

La visita pastorale di Papa Francesco a Bangui del novembre 2015 ha fatto da sfondo al duplice appello del presule da una parte alla comunità internazionale perché favorisca e sostenga lo sviluppo democratico del Paese e dall’altra al governo centrafricano perchè tuteli “lo stato di diritto, combatta la corruzione e garantisca l’accesso all’assistenza sanitaria e all’educazione per tutti senza discriminazioni” di razza, credo religioso o ceto sociale.

“Dialogo” è la parola chiave. Secondo l’arcivescovo per ottenere risultati proficui sono necessari: “un cessate il fuoco tra le parti; il disarmo di gruppi armati e il reinserimento di chi ne fa parte nella comunità civile; garantire la giustizia per le vittime degli atroci attacchi alla popolazione inerme e il ritorno dei rifugiati, siano essi cristiani o musulmani, ad una vita serena nella loro terra”. Con le altre confessioni religiose - ha detto il presule -  la Chiesa Cattolica cercherà ciò che unisce, mentre si opporrà a quel che causa divisione o contese, poiché la ricerca della pace viene prima di ogni altro bene”.

Le parole di apprezzamento rivolte da mons. Gallagher al lavoro svolto dalla missione di pace Onu Minusca a Bangui sono state anche occasione per esortarla alla prioritaria protezione della sicurezza dei più deboli, specialmente bambini e donne. Fondamentali dunque l’aumento del numero dei peacekeeper e la riorganizzazione delle loro operazioni. Il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati ha chiesto di tutelare la dignità dei più indifesi affinché siano “liberi da aggressioni armate e da ogni forma di abuso o umiliazione che possa degradare la loro dignità umana”.

La dignità umana è stata al centro anche della dichiarazione del presule sulla tratta, per contrastare la quale, ha detto, è urgente la “promozione di efficaci strumenti giuridici” insieme ad “una concreta collaborazione a molteplici livelli da parte di tutti i gruppi interessati”. Già nel 1965, ha ricordato, “la Santa Sede ha fermamente condannato come infamie la schiavitù, la prostituzione, la vendita di donne e bambini e tutti quei casi in cui le persone sono private della loro libertà e trattate come merce”.

L’eradicazione del traffico di esseri umani - ha rimarcato mons. Gallagher - è anche tra le principali preoccupazioni del pontificato di Papa Francesco. A riguardo sono stati menzionati i vari esempi di partenariato esistenti tra la Chiesa Cattolica e altre istituzioni, in particolare il Gruppo Santa Marta. Dall’esperienza scaturita da questa iniziativa, ha rilevato l'arcivescovo, è emerso come le vittime siano generalmente prudenti nel dare fiducia alle autorità civili ma, quando ad ascoltarle è l’orecchio di una suora, diminuisce l’iniziale resistenza e diviene più semplice avviare un processo legale finalizzato a restituire la libertà, interiore ed esteriore.

La sfida è grande e richiede la collaborazione di tutti in un’ottica di fraternità e solidarietà. Mons. Gallagher lo riconosce e conclude: “dobbiamo rispondere alle decine di milioni di vittime, che guardano a noi con disperata speranza per la loro emancipazione e il ritorno ad una vita di dignità e libertà”

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