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Papa a Commissione antimafia: lottare contro la corruzione

Il Papa saluta i membri della Commissione antimafia

Il Papa saluta i membri della Commissione antimafia

di Roberta Gisotti

Il primo pensiero di Papa Francesco ricevendo stamane in Vaticano la Commissione parlamentare antimafia è andato “a tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie”. In particolare ha ricordato i tre magistrati assassinati Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha quindi puntato il dito sulla “crisi morale che oggi attraversa persone e istituzioni”, invitando a ripartire dal “cuore dell’uomo”, a vigilare sulla persona umana esposta a “tentazioni di opportunismo, di inganno e di frode”, “al compiacimento di sé e alla pretesa di farsi norma di tutto e di tutti”.

Sotto accusa “una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”:

“Si arriva, allora, a soffocare l’appello della coscienza, a banalizzare il male, a confondere la verità con la menzogna e ad approfittare del ruolo di responsabilità pubblica che si riveste”.

Al contrario “la politica autentica”, ha sottolineato il Papa, “sente come una sua priorità la lotta alle mafie”, che “rubano il bene comune, togliendo speranza  e dignità alle persone”. Per questo è “decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, - ha denunciato Francesco - rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano”, facendo leva “sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana”.

“La corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione ‘normale’, la soluzione di chi è ‘furbo’, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi.

“Ha una natura contagiosa e parassitaria, - ha osservato ancora il Papa - perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina.

“È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”.

Ma “lottare contro le mafie - ha raccomandato Francesco - significa non solo reprimere” ma “anche bonificare, trasformare, costruire”, impegnandosi a livello “politico” per “una maggiore giustizia sociale”:

“perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”.

Ma c’è anche un livello d’impegno “economico” per correggere o cancellare “meccanismi che generano ovunque disuguaglianza e povertà”.

“Oggi non possiamo più parlare di lotta alle mafie senza sollevare l’enorme problema di una finanza ormai sovrana sulle regole democratiche, grazie alla quale le realtà criminali investono e moltiplicano i già ingenti profitti ricavati dai loro traffici: droga, armi, tratta delle persone, smaltimento di rifiuti tossici, condizionamenti degli appalti per le grandi opere, gioco d’azzardo, racket”.

Ma la “vera liberazione dalle mafie” ha evidenziato ancora Francesco - presuppone – “una nuova coscienza civile”

“Serve davvero educare ed educarsi a costante vigilanza su sé stessi e sul contesto in cui si vive, accrescendo una percezione più puntuale dei fenomeni di corruzione e lavorando per un modo nuovo di essere cittadini, che comprenda la cura e la responsabilità per gli altri e per il bene comune”.

Il Papa ha quindi lodato la legislazione italiana antimafia, citando “i beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale”, “autentiche palestre di vita” per i giovani coinvolti e “le persone anziane, povere e svantaggiate che  trovano accoglienza, servizio e dignità”.

Infine, attenzione particolare il Papa ha riservato “ai testimoni di giustizia, persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze di cui sono state testimoni”.

“Va trovata una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”. “Occorre riuscire ad aiutarle, nel rispetto, certamente, dei percorsi di giustizia, ma anche della loro dignità di persone che scelgono il bene e la vita”.

Al termine dell'udienza, la presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi, ha commento le parole del Papa al microfono di Antonella Palermo

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a Rosi Bindi