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Sant'Egidio: 500 giovani dell'Est europeo ad Auschwitz

Il Campo di concentramento di Auschwitz - REUTERS

Il Campo di concentramento di Auschwitz - REUTERS

Da oggi al 24 settembre si svolgerà in Polonia la V edizione dell’Incontro Internazionale “Giovani europei per un mondo senza violenza”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. All’incontro parteciperanno più di 500 giovani provenienti da Cechia, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Ucraina, Ungheria.

I giovani, studenti universitari e delle scuole superiori, faranno memoria dell’orrore della Seconda guerra mondiale, dell’abisso della Shoah e del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), convinti che continui a essere un riferimento decisivo per il futuro dell’Europa, per costruire la civiltà del convivere e società inclusive. In direzione opposta quindi ai fenomeni di chiusura e di divisione che attraversano attualmente molti Paesi.

Ascolteranno la testimonianza di Rita Prigmore, donna sinti di Würzburg (Germania), vittima degli esperimenti medici nazisti. La visita domani, venerdì 22 settembre, al museo del campo di Auschwitz e una marcia silenziosa nel Campo di sterminio di Birkenau, con la deposizione di corone di fiori al monumento memoriale delle vittime del lager, saranno l’espressione dell’impegno a contrastare ogni forma di violenza e razzismo. 

Si tratta di una mobilitazione per la pace, in continuità con l’Incontro Internazionale dei Giovani per la Pace Europei “More Youth, More Peace”, svoltosi a Barcellona dal 25 al 27 agosto 2017, e con l’Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace “Paths of Peace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che si è da poco concluso a Münster-Osnabrück con più di 300 leader religiosi, rappresentanti politici e uomini di cultura e una grande partecipazione popolare.

Nei paesi dell’Europa centro-orientale i Giovani per la Pace - movimento di giovani di Sant’Egidio presenti nei vari Paesi europei e di altri continenti - sono impegnati in un lavoro concreto di solidarietà accanto ai senza fissa dimora, agli anziani, ai Rom, ai bambini nelle Scuole della Pace. Manifestano il superamento della logica dei muri e dell’esclusione di chi è povero o considerato diverso: un’alternativa di pace di fronte alle contrapposizioni violente che si continuano a registrare all’interno delle società dei Paesi di provenienza, fino alla guerra che colpisce dolorosamente le regioni orientali dell’Ucraina da più di tre anni.