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Card. Filoni in Giappone: missionari possono integrare ma non sostituire

Il cardinale Filoni con p. Toshiaki Koso, cancelliere dell'Università Sophia, nella sede della Provincia giapponese dei Gesuiti a Tokyo - RV

Il cardinale Filoni con p. Toshiaki Koso, cancelliere dell'Università Sophia, nella sede della Provincia giapponese dei Gesuiti a Tokyo - RV

di Roberta Gisotti

“I missionari possono integrare, ma non sostituire”. E’ l’opinione del cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, espressa nell’incontro oggi a Tokyo con i presuli del Paese asiatico, in chiusura del suo viaggio in Giappone, iniziato il 17 settembre e durante il quale ha visitato le città di Fukuoka, Nagasaki, Hiroshima, Osaka, Sendai, per rientrare domani a Roma.

“Bisogna puntare – ha detto il porporato - su una evangelizzazione, più forte e partecipata, degli stessi giapponesi: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, famiglie, associazioni…” “Ho grande speranza – ha aggiunto - per il futuro dell’evangelizzazione in Giappone.  Ma questo futuro non lo si può più attendere attraverso l’arrivo, per così dire, di missionari stranieri”. “Il Giappone – ha spiegato - non deve rincorrere nemmeno fantasiose metodologie a volte messe in campo dai nostri stessi apparati ecclesiali.  La Chiesa in Giappone deve invece ritornare a fare esperienza dell’annunzio autentico del Vangelo e della carità di Cristo.  Più che dinamismo. Abbiamo bisogno della grazia del Vangelo, della preghiera, della generosità e di zelo”.

Il Giappone conta oggi circa 550 mila cattolici su una popolazione di quasi 127 milioni di abitanti; 26 sono i vescovi, quasi 1500 i sacerdoti diocesani e religiosi, oltre 5 mila le suore, 26 i diaconi, 127 i seminaristi minori e maggiori e più di 1600 i catechisti.  

Il numero dei cattolici resta dunque esiguo se paragonato ai 650 mila fedeli stimati nel XVI secolo con l’arrivo dei primi missionari gesuiti, cui seguirono feroci persecuzioni, di cui sono testimonianza i tanti martiri.  Ripercorrendo la storia dell’evangelizzazione in Giappone, il cardinale Filoni ha ricordato ai vescovi giapponesi quali fu la novità del messaggio evangelico che attrasse e conquistò il cuore dei loro antenati: “l’annuncio dell’esistenza di Dio, Padre eterno e misericordioso” e il godere in quanto suoi figli “della stessa dignità, senza riguardo alla condizione sociale e alla distinzione di sesso”.  Quel messaggio evangelico “che libera gli uomini dalla forza del male - ha sottolineato il porporato - è sempre valido in tutte le culture e in tutte le realtà sociali”, anche dopo cinque secoli, in una società giapponese oggi “caratterizzata dall’alto sviluppo scientifico e tecnologico”. Occorre però superare “uno dei maggiori ostacoli alla propagazione della fede in Giappone” che “sembra essere la falsa identificazione tra il cristianesimo e la cultura europea”, riscoprendo “la forza dell’evangelizzazione iniziale, aggiornandola con l’esperienza e la conoscenza attuale, superando una certa visione irenistica tra fede e cultura”, perché – ha ribadito il cardinale Filoni - “il Vangelo va oltre le culture”. “Sono convinto – ha concluso - che, anche i giapponesi di oggi, abbiano sete del messaggio di Gesù, come tutti gli altri popoli del mondo”.