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Santa Sede all'Onu: tratta di esseri umani, troppa impunità

L'arcivescovo Gallagher all'Onu di New York - AP

L'arcivescovo Gallagher all'Onu di New York - AP

 di Paolo Ondarza 

Un appello a tutti i Paesi perché esaminino con la massima onestà quali fattori interni alimentano la crescente industria mondiale del traffico di esseri umani. A pronunciarlo è stato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, intervenuto ieri a New York ad un incontro ad alto livello a margine dell’Assemblea Generale sulla valutazione del piano d’azione globale Onu per combattere la tratta delle persone.

Forte il richiamo del presule ai Paesi della comunità internazionale affinchè attraverso un’analisi franca e coraggiosa individuino i “fattori culturali” all’origine di tutte le forme di sfruttamento, specialmente di donne e ragazze: il capo delegazione della Santa Sede cita esplicitamente “pratiche come la pornografia e la prostituzione che favoriscono la dipendenza compulsiva dal sesso e la disumanizzazione delle persone, viste come semplici oggetti di gratificazione”. Le parole di mons. Gallagher si inseriscono all’interno della riflessione in corso al Palazzo di Vetro su una piaga che travolge decine di milioni di persone, costrette a lavori forzati, vittime di abusi sessuali, reclutate come bambini soldato o sfruttate in varie altre forme.

Dall’adozione nel 2010 del Piano Globale di azione Onu di lotta alla tratta, rileva con rammarico l’arcivescovo, l’estensione di tale crimine è aumentata, sebbene sia cresciuta la consapevolezza della sfida che esso costituisce: “gli sforzi internazionali – ha ammonito – devono essere proporzionati all’entità del problema”. “Oggi tre dei 169 obiettivi dell'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 riguardano esplicitamente la lotta a questo crimine contro l'umanità”, ma come già detto da Papa Francesco. “le dichiarazioni di impegno, sebbene necessarie, da sole non bastano”. Per questo motivo secondo il rappresentante della Santa Sede il dibattito in corso all’Onu costituisce “un’opportunità”.

A fronte dei “significativi progressi nell’individuazione delle cause sociali, economiche, politiche, culturali che espongono le persone al traffico di esseri umani”, va sottolineato “il peggioramento di fattori di vulnerabilità come i conflitti armati che a catena provocano migrazioni forzate e crisi di rifugiati”. L’arcivescovo rileva inoltre la necessità di progetti a lungo termine e non di corto respiro finalizzati alla riabilitazione e al pieno reinserimento sociale delle vittime della tratta. Quanto al perseguimento dei responsabili di questo odioso business, mons. Gallagher constata significativi progressi, sebbene permanga ancora troppa impunità. Da qui l’esortazione ad azioni di contrasto in partenariato tra governi e agenzie governative, istituzioni accademiche e media, società civile e settore privato.

Significativa poi l’esperienza di collaborazione tra la Chiesa Cattolica e altre organizzazioni religiose che il presule ha avuto modo di illustrare, sempre ieri a New York, nel corso di un altro incontro nell’ambito dell’Assemblea Generale Onu. In questa sede ha ribadito come la lotta alla tratta costituisca una priorità pastorale per Papa Francesco ed i suoi predecessori: significativa la Dichiarazione universale interreligiosa contro la schiavitù firmata in Vaticano nel 2014.  Il segretario per i rapporti con gli Stati ha quindi messo in luce le varie forme di partenariato tra istituzioni e organizzazioni cattoliche e soprattutto le reti di coordinamento tra suore impegnate al fianco delle vittime: tra queste ha espressamente citato il network Talitha Kum e l’associazione RENATE. Infine il presule ha menzionato la significativa e proficua collaborazione tra forze dell’ordine e Chiesa Cattolica costituita dal “Gruppo Santa Marta”.

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