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Mons. Auza all'Onu: crescita economica deve garantire sviluppo sociale

L'arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu a New York - RV

L'arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu a New York - RV

di Roberta Gisotti

“Un mondo migliore è a nostra disposizione con la necessaria volontà politica e l’attenzione ad ogni persona umana”. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore permanente delle Santa Sede presso le Nazioni Unite, in chiusura del suo intervento, in tema di sviluppo sociale, durante i lavori dell’Assemblea generale dell’Onu, in corso a New York.

Siamo preoccupati - ha premesso il presule – per la “sempre crescente disuguaglianza”, per “l’aumento delle persone che soffrono la fame” - che avviene per la prima volta negli ultimi 10 anni - e “il numero degli individui che continuano ad essere lasciati indietro”, nonostante i tanti progressi fatti ogni anno per eradicare la povertà, la rinnovata crescita economica, i continui avanzamenti tecnologici, i promettenti obiettivi fissati dall’Onu nell’Agenda per lo sviluppo 2030 e la Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti.

“Tra le ragioni più evidenti di questa disparità in espansione – ha osservato – mons. Auza – è che la crescita economica non garantisce sviluppo sociale e non necessariamente affronta le cause fondamentali dell’ineguaglianza e dell’esclusione”. Occorre, allora, “una più ampia comprensione dello sviluppo umano integrale per ottenere profitti durevoli”.  Specialmente – ha ammonito il rappresentante vaticano - se vogliamo assicurare che “i più vulnerabili e marginalizzati tra noi non siano esclusi” dal progresso generale.

L’economia globale dovrebbe cercare di beneficare ciascuno, sia materialmente che spiritualmente”. “In pratica – ha spiegato il presule – questo significa dare precedenza al principio di sussidiarietà in ogni politica sociale ed economica”. E, “significa incontrare e parlare con i più vulnerabili nella nostra società”. “In una parola, significa mettere la gente al primo posto. Quando incontriamo gli emarginati, non possiamo ridurre i loro bisogni nei termini puramente economici”

Particolare attenzione mons. Auza ha raccomandato verso “anziani, disabili, giovani e migranti”. Per questo ha invitato i governi a promuovere l’assistenza familiare per anziani e disabili, che non solo fa risparmiare denaro pubblico ma anche offre quel sostegno che solo i loro cari possono dare. Ha poi sollecitato “opportunità” e “un lavoro dignitoso” per i giovani, specialmente per le giovani donne e le adolescenti. Ed ha quindi ribadito che i migranti per ragioni economiche o di persecuzione o di conflitto devono essere rispettati nei loro diritti umani e poter accedere ai servizi di base, inclusa la primaria assistenza sanitaria e l’istruzione dei bambini. “La speciale attenzione e la cura verso i minori non accompagnati e la gioventù – ha concluso mons. Auza - beneficherà le società dove questi rimarranno o eventualmente ritorneranno”.