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Parolin: "Sui minori nella Chiesa emersi fatti molto gravi"

Il card. Pietro Parolin e padre Zollner, presidente del Centre for Child Protection - REUTERS

Il card. Pietro Parolin e padre Zollner, presidente del Centre for Child Protection - REUTERS

di Michele Raviart

“In questi ultimi decenni la drammatica realtà degli abusi sessuali nei confronti dei minori è venuta prepotentemente alla ribalta nella Chiesa e sono emersi fatti molto gravi”. Lo ha affermato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin al convegno sulla “dignità dei minori nel mondo digitale”, inaugurato ieri alla Pontificia Università Gregoriana. La Chiesa, ha detto Parolin, è andata “progressivamente prendendo coscienza dei danni subiti dalle vittime, della loro sofferenza e della necessità di ascoltarle per poi operare in molte direzioni diverse, con una vasta gamma di interventi che vanno messi in atto per sanare le ferite, ristabilire la giustizia, prevenire i delitti e formare gli educatori,  nella prospettiva di diffondere e consolidare una nuova cultura della protezione dei minori”.

Un impegno e uno sforzo affinché “i diritti dei minori siano protetti e difesi con molta più attenzione ed efficacia di quanto non si sia fatto nel passato”. In questo senso il cardinale Parolin ha commentato il caso di mons. Carlo Alberto Capella, il diplomatico vaticano indagato per possesso di materiale pedopornografico in Canada. “Si tratta di una vicenda dolorosissima, è una prova grande per tutti quelli vi sono coinvolti”, ha detto il porporato, “stiamo trattando il caso con la massima serietà e con il massimo impegno e la massima attenzione. Per il resto tutto è coperto da riserbo, proprio per proteggere la verità e la giustizia che, come in tutti casi giudiziari, devono essere ricercati anche in questo caso”.

Secondo l’Interpol, nel 2016 gli abusi sessuali sui minori attraverso la rete (diffusione di video e immagini, adescamento), hanno riguardato cinque bambini al giorno. “I fenomeni che osserviamo arrivano a livelli di gravità sconvolgente, la loro dimensione e la velocità della loro diffusione superano la nostra stessa immaginazione”, ha detto il cardinale Parolin. Il mondo digitalizzato infatti, “non è un’area separata del mondo: è una dimensione del nostro unico mondo reale e i minori che crescono in esso sono esposti a nuovi rischi, oppure a rischi antichi che si esprimono in modi nuovi”. E questo è ancora più vero nei Paesi in cui l’accesso alle nuove tecnologie non va di pari passo con lo sviluppo economico e sociale.

“Centinaia di milioni di bambini e giovani stanno crescendo in un mondo digitale, ma in un contesto tuttora sottosviluppato”, ha continuato Parolin, con genitori che non sono adeguati ad aiutarli a crescere con queste tecnologie e governanti che non sanno “da che parte cominciare per proteggerli”. “Periferie”, di cui parla continuamente Papa Francesco, “che si trovano anche all’interno di società ricche, dove c’è molta povertà umana e spirituale”. “Non a caso”, ha affermato il segretario di Stato Vaticano, “spesso sono proprio i minori di tutte queste periferie ad essere oggetto  preferenziale delle reti di sfruttamento e di violenza organizzata online su scala globale”.

Il convegno su “dignità dei minori nel mondo digitale”, organizzato dal “Centre for Child Protection” della Gregoriana, WeProtect e Telefono Azzurro, propone fino a venerdì un confronto tra 150 esperti del settore, politici, scienziati, esponenti religiosi e delle grandi aziende che operano nel web. “Mi pare che proprio il valore di questo incontro stia nel cercare di mettere insieme quelle che sono le 'best practices', proprio per affrontare questo fenomeno che sta diventando sempre più diffuso e sempre più grave”, ha affermato ancora il cardinale Parolin.

L’obiettivo è quello di sviluppare una strategia coordinata e comune, affinchè, come ha detto Joanna Shields, fondatrice di WeProtect, le prossime generazioni non debbano chiedersi perché non abbiamo fatto di più. I nativi digitali “dormono meno, escono meno, si incontrano meno e manifestano ritardo nei comportamenti che per decenni hanno segnato la transizione all’età adulta”, in un mondo, come quello di internet, che crediamo intrinsecamente buono ma al quale ha accesso ogni tipo di persona.

“Credo che serva davvero una comprensione, una lettura di questo pericolo a livello globale”, ha detto il ministro dell’Istruzione italiano, Valeria Fedeli, “stiamo già operando su questo e implementeremo ulteriormente e con azioni specifiche che sono quelle della formazione, dell’educazione digitale per i docenti e per i ragazzi perché devono essere messi nella condizione di sapere cosa trovano in rete. Quindi tutti gli strumenti per contrastare quello che in rete possono trovare, non solo sul cyberbullismo ma anche sulla pedofilia perché questo è l’altro elemento molto profondo e purtroppo globale”.

Venerdì prossimo i delegati presenteranno la dichiarazione finale del convegno a Papa Francesco, che li riceverà in udienza.

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