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Arquata del Tronto, inaugurato il centro polivalente "Agorà"

Una via di Arquata del Tronto, all'indomani del sisma - ANSA

Una via di Arquata del Tronto, all'indomani del sisma - ANSA

di Elvira Ragosta

Inaugurato oggi ad Arquata del Tronto il nuovo Centro di comunità polivalente “Agorà”,  destinato alla popolazione locale colpita dal sisma del 24 agosto 2016 e realizzato grazie ai fondi raccolti da Caritas italiana e da varie Caritas d’Europa e del mondo. La struttura a due piani, costruita con materiali in bioedilizia, ospita al piano superiore alcune famiglie di sfollati in attesa dell'assegnazione delle casette, mentre al piano terra ha una sala multiuso per le attività sociali e ricreative, oltre a uno spazio per la ristorazione. Il centro verrà gestito dall’associazione “Rinascimento” in collaborazione con le parrocchie di Arquata del Tronto e delle sue 12 frazioni. Sull’iniziativa di oggi abbiamo intervistato mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno:

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista a mons. D’Ercole:

R. - Il centro ha iniziato le attività proprio nell’anniversario del terremoto, il 24 agosto scorso e già funziona a pieno ritmo. Oggi è semplicemente il giorno in cui dopo il rodaggio iniziale -   la Caritas italiana lo ha finanziato in collaborazione  con le Caritas europee -  viene consegnato direttamente alla comunità dicendo: “Ecco, noi lo abbiamo fatto: ora è vostro, è un dono che viene dalle parrocchie di Italia e di Europa perché possa darvi speranza, così che voi cominciate a gestirlo come volete, già come avviene. Fatene un centro di rinascita e di speranza”. In questo centro ospitiamo già i terremotati che hanno la scuola a due passi. Qui, lavorano già alcuni terremotati. È veramente un centro che fin dall’inizio abbiamo voluto fosse la possibilità anche per la ripresa economica di questa zona.

D. - In che modo la Chiesa sta cercando di sollevare le comunità colpita dal sisma dell’agosto 2016?

R. – Noi abbiamo fatto fin dal primo giorno, e continueremo a fare, un triplice lavoro. Innanzi tutto la vicinanza umana ai parenti delle vittime che noi contattiamo sistematicamente ogni settimana per sapere di cosa hanno bisogno; cercando di aiutarli in tutto ciò che possiamo. È una missione che noi sentiamo di condivisione con la sofferenza passata. L’altro lavoro che facciamo è questo: abbiamo ascoltato tante esigente; stiamo aiutando le persone a ripartire attraverso piccole attività artigianali, perché qui ovviamente non c’erano grandi industrie. Ma la gente riparte. Durante l’anno abbiamo veramente fatto moltissimi interventi e continueremo a farli. Infine, questo vuole essere anche un centro di aggregazione di tutte le persone. Funziona già da un mese, ma ha un programma di incontri, di presenze che va oltre gennaio.