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Indipendenza Catalogna, Fmi: seri rischi. Manifestazione per il dialogo

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Si attendono nuovi sviluppi dalla crisi sull’indipendenza della Catalogna, sancita dal referendum del primo ottobre scorso. Stando ai dati definitivi: il 90.18% dei votanti si è espressa a favore della secessione dalla Spagna. In vista della possibile dichiarazione di indipendenza, le autorità spagnole hanno deciso di inviare la Guardia Civil a presidio di punti strategici come aeroporto, porti e frontiere.

Intanto nel pomeriggio migliaia di cittadini si sono ritrovati in piazza Sant Jaume a Barcellona, molti vestiti di bianco, per reclamare l'avvio di un dialogo tra il governo della Catalogna e quello di Madrid, prima di una eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza. "I catalani non vogliono divisioni", "Chiediamo di trattare", "Si', si puo'", "La Spagna e' migliore del suo governo", le scritte di alcuni striscioni e cartelli portati dai manifestanti tra cui anche una rappresentanza del partito socialista catalano. Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, con un tweet ha commentato: "Migliaia di persone inviano un messaggio di pace ai loro governanti: il coraggio è oggi quello di ascoltare e di sedersi al tavolo per parlare".

Martedì pomeriggio il presidente Puigdemont riferirà in parlamento mentre Madrid ha spianato la strada alle imprese che stanno spostando la propria sede sociale fuori dalla regione per timore degli effetti negativi di un’indipendenza unilaterale. Tra queste il colosso dell’energia Gas Natural e Caixabank, il primo istituto bancario catalano.

Il Fondo Monetario Internazionale parla di seri rischi per l’economia se persisterà la crisi che potrebbe minare la fiducia degli investitori.

Secondo il prof. Angelo Baglioni, docente di economia politica all'università Cattolica di Milanosi introduce uno scenario di forte incertezza” “È chiaro – afferma - che nello scenario estremo, che speriamo non si realizzi, in cui la Catalogna dovesse uscire dalla Spagna, dall’Unione Europea e conseguentemente anche dall’euro, sarebbe naturalmente un grosso problema per la Catalogna: dovrebbe inventare una Banca Centrale ex novo o realizzare degli accordi per entrare come regione indipendente nell’Unione Europea”.

“La Catalogna è sicuramente la regione più ricca della Spagna, più industrializzata, con un reddito pro capite più alto: rappresenta nel complesso quasi il 20 percento del Pil spagnolo. E quindi – spiega il professore - la ripercussione può essere sia sulla Catalogna, in primo luogo, ma anche per la Spagna nel suo complesso”. “Se, malauguratamente, le cose dovessero prendere la via di una cosa estrema – e quindi dell’uscita della Catalogna dalla Spagna – a quel punto si porrebbe il problema dell’entrata della Catalogna come regione indipendente nell’Unione Europea. Lì per forza le istituzioni europee dovranno prendere una posizione ed entreranno in gioco, cercando di mediare, perché la Spagna probabilmente si opporrà ad un ingresso della Catalogna nell’Unione Europea”. 

Ascolta e scarica il podcast con l’intervista al prof. Angelo Baglioni:

R. – Si introduce uno scenario di forte incertezza. Speriamo infatti che si arrivi a qualche compromesso. Qualcosa, a livello di fatti, si è già visto nel senso che grandi compagnie cominciano a fare mosse di questo genere. È chiaro che nello scenario estremo - che speriamo non si realizzi - in cui la Catalogna dovesse uscire dalla Spagna, dall’Unione Europea e conseguentemente anche dall’euro, sarebbe naturalmente un grosso problema per la regione catalana. Dovrebbe inventare una Banca Centrale ex novo o realizzare degli accordi per entrare come regione indipendente nell’Unione Europea. Si aprono tante possibilità. E’ uno scenario molto complicato. E naturalmente, nell’incertezza, le imprese e le banche cominciano a muoversi e ci possono essere ovviamente degli impatti negativi.

D. – Effettivamente la Catalogna è davvero il motore economico per la Spagna: è una forza comunque importante oppure è al pari di altre regioni?

R. – La Catalogna è sicuramente la regione più ricca della Spagna, più industrializzata, con un reddito pro capite più alto: rappresenta, nel complesso, quasi il 20 percento del Pil spagnolo. E quindi la ripercussione può essere sia sulla Catalogna, in primo luogo, ma anche per la Spagna nel suo complesso.

D. – Crede che comunque l’Europa possa in un certo modo mediare nella risoluzione di questa crisi: intendo a livello economico…

R. – Per ora la Commissione europea ha fatto sapere che non intende svolgere un ruolo primario, in prima persona. Ha detto chiaramente che è una questione interna spagnola. Se, malauguratamente, le cose dovessero prendere la via di una cosa estrema – e quindi dell’uscita della Catalogna dalla Spagna – a quel punto si porrebbe il problema dell’entrata della Catalogna come regione indipendente nell’Unione Europea. Lì per forza le istituzioni europee dovranno prendere una posizione ed entreranno in gioco, cercando di mediare, perché la Spagna probabilmente si opporrà ad un ingresso della Catalogna nell’Unione Europea. A quel punto, quindi, si porrà senz’altro il problema di avere un ruolo di mediazione. Però, speriamo che non si arrivi a questo punto.